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DIETRO LA LENTE

a cura di Nicola Zanella Condividi SurfNews

Intervista con Riccardo Ghilardi

Nome: Riccardo

Cognome: Ghilardi

Data e luogo di nascita: Roma 5.10.1971

Anni dietro l'obiettivo: Sette con un certo impegno.

Spot preferiti: A casa Banzai con tutta la sua folla, S.Antioco con tutta la sua quiete. All'estero Left Hander in WA ce l'ho nel cuore.

Attrezzatura: Nikon D70,Nikon F80,un 200 f2.8 duplicato e qualche grandangolo.

Contatti: riccardoghilardi@hotmail.com

Nella scena surf laziale da ormai dieci anni come appassionato surfista, Riccardino si è avvicinato alla fotografia per puro amore delle onde affinando contemporaneamente il suo stile sulla tavola e la sua conoscenza tecnica del mezzo fotografico. Dai lunghi soggiorni in Sardegna occidentale (dove praticamente spende gli inverni) e dai suoi frequentissimi viaggi all'estero traggono spunto questa raccolta di scatti e questa chiacchierata confidenziale.

Tutti ti conosciamo come uno degli affezionati della costa laziale. Raccontaci di cosa ti ha spinto a sacrificare parte del tuo tempo in acqua a favore della fotografia.
A dire il vero non sono ancora molto bravo a fare questo tipo di sacrificio, se la luce è buona faccio qualche scatto ma poi il richiamo vince su tutto e devo entrare in acqua, spesso pero' mi capita di uscire di proposito, perchè si è creata una combinazione di luce e colori che ho voglia di immortalare. Io sono un sentimentale e vorrei che i ricordi rimanessero sempre integri dentro di me, incolumi al trascorrere del tempo, la fotografia mi aiuta a ritirare fuori sensazioni ed emozioni vissute, ferma attimi di vita e mi da la possibilità di nutrire i miei ricordi affinchè non sfumino.

Che tipo di rapporto hai con il mare? Molti mi hanno raccontato che sei un provetto pescatore subacqueo e che riesci, con un fucile e una maschera a sfamare un intero reggimento di surfisti affamati a suon di aragoste, dentici e cernie. Come vivi l'esperienza di uccidere pesci? Qual'è l'etica che ci sta dietro?

Credo che tutti i surfisti abbiano un rapporto unico indissolubile con il mare, credo che ogniuno lo viva a proprio modo. Il mio rapporto con lui è molto intenso ed il rispetto che nutro smisurato, rincorro il suo respiro come voi, ma amo anche il suo riposo ed i colori che nasconde lì sotto, purchè ' il riposo' non duri troppo a lungo s'intende! Chi è che ti racconta le mie gesta di pescatore?! Si è vero piu' di qualche ' Pro Italiano' è stato nutrito a colpi di aragosta e filetti di cernia. La pesca è da sempre uno dei mezzi di sostentamento dell uomo, per me è una vera soddisfazione procurarmi il cibo dove é possibile. Chiaramente ci vuole rispetto anche per questo. Io non cerco mai trofei nemmeno quando è veramente facile trovarli. Per questo prima di entrare per una battuta di pesca raccolgo le ordinazioni della crew! Sinceramente non credo che uccidere pesci per mangiare sia il male peggiore che facciamo al nostro pianeta considerando soprattutto quante cose, con gesti piu' o meno quoditiani, facciamo finire in mare ogni giorno, uccidendo molti piu' pesci di quanti ne potra mai prendere Riccardino.

Hai qualche avventura particolare successa sul fondo del mare che ci vuoi raccontare? Incontri con squali? Ecc...

In tanti anni di viaggi ed immersioni ho avuto diversi 'incontri ravvicinati'. A Gnarloo Station in North West Australia è quasi una costante incontrare squali di reef mentre sei in acqua e credetemi vederli nuotare intorno a te incuriositi dalla tua presenza è uno spettacolo unico che solo chi lo ha vissuto può capire, credo comunque che in mari così ricchi di vita sia pressochè impossibile che uno squalo decida di attaccare un subaqueo, specialmente se imbraccia un arbalete lungo 110 cm. Non che un certo rischio non ci sia ma come dicono i locali uno squalo per essere 'pericoloso' deve essere almeno il doppio della tua lunghezza. Tuttavia mi è capitato, e per mia colpa, di avere un paio di situazioni 'particolari', una volta avevo dimenticato il portapesce ed il pallone segna sub in tenda, così pensai bene (anzi male!!) di tenere il pescato legato ai pantaloncini da surf per quache minuto. Mi ritrovai in breve a riguadagnre la riva dispensando le mie prede a 5- 6 squalotti attirati dal sangue, con la mia donna e i miei amici terrorizzati che seguivano la scena dalla spiaggia e mi vedevano nuotare con svariate pinne intorno. Che paura! Alla fine però, sono sempre altri gli squali che mi terrorizzano di piu', vivono immezzo a noi ed il mondo ne è pieno, da quelli cerco sempre di tenermi a debita distanza.

Sei stato vittima di vari infortuni che ti hanno tenuto a lungo fuori dall'acqua. Non pensi che uccidere pesci possa portare bad-karma (sfiga!) alla tua vita di surfista?

Questa è una 'battuta' o una domanda? Ho avuto un incidente bruttissimo in Indonesia, forse l'occasione in cui ho visto la morte più da vicino ed il 'karma' per come è andata, credetemi, è stato davvero positivo, non è stata una cernia o uno squalo a mordermi le chiappe! Il pesce che mi ha investito aveva quattro ruote e un paraurti tagliente come pochi, la ferita sul collo si è fermata a meno di un millimetro dall'aorta discendente, una bimbetta mi ha raccolto in motorino, i miei amici fraterni mi hanno spedito a Singapore e cinque mesi dopo remavo i set più piccolini al 'maresciallo'. Quando ci ripenso, mi convinco sempre più che ho avuto un gran culo. Con il lavoro che faccio poi che dovrei pensare? Che tutti gli incidenti stradali, gli incendi, le esplosioni, i crolli o i terremoti dipendano da una frittura di calamari e gamberi o dalla placenta di una gallina strapazzata in padella o ad occhio di bue? No non ci credo a questa cosa.

Quali sono gli spot che preferisci immortalare e perché? Raccontaci qualche segreto sulle inquadrature e le luci della costa sarda.

Secono me è il colore dell'acqua e la misura dell'onda a fare la differenza oltre alla luce in una buona foto di surf, per quanto riguarda gli spot mi piace molto fotografare i point dove l'immagine riesce ad esaltare la lunghezza e la linea delle onde. All'estero la Nuova Zelanda è sicuramente uno dei posti più belli che ho potuto fotografare e le onde più lunghe mai viste. La Sardegna è secondo me il posto più fotogenico in Italia, in primavera fiorisce letteralmente e regala una saturazione ai colori credo unica. Il paesaggio è così vario che puoi fermare uno spot da decine di punti di vista differenti.

Tra i tuoi scatti piu belli ci sono quelli di onde vuote e di paesaggi. Un paio di questi sono anche entrati nella selezione italiana dello Stormrider Guide Europe. Cosa cerchi di documentare quando guardi attraverso la lente?

Mi piace molto fermare il contesto più che il gesto atletico di per sé, l'immagine di un paesaggio con onde perfette e deserte è per me la migliore che puoi fotografare, regala alla foto una serenità inviolata, a volte esalta la drammaticità delle condizioni. Oltre alla gioia di sapere che la tua ricerca è stata premiata e quel'onda che stai inquadrando aspetta solo te. La notizia delle foto selezionate per la Stormrider Guide Europe, mi ha esaltato ed emozionato come un bambino, è davvero bello sapere che su quel libro che mi ha accompagnato per anni nei miei viaggi europei ci saranno anche delle mie foto. Sono proprio felice.

Che rapporto hai col materiale tecnico. Che obiettivi prediligi e perché? Cosa pensi della diatriba tra chi scatta in digitale e chi ancora preferisce la vecchia diapositiva?

Lo devo ammettere, forse non curo abbastanza la mia attrezzatura e spesso attendo che la lente sia appannata dalla salsedine e l'inquadratura distorta, prima di farmi cogliere da un attacco di panico misto a senso di colpa e procedere ad una accurata pulizia. Vorrei avere un bel 600 f.4, di quelli che si vedono sulla spiaggia del Pipe con tanto di paraluce aerografato, ma credo di dover vendere ancora qualche foto prima di potermelo permettere, così mi accontento di quello che ho. Mi piace usare molto il grandangolo da 18mm o 20mm per avere una visione completa di line up e paesaggi, uno zoom per i ritratti, quasi mai a figura intera. Mi sono avvicinato al digitale due anni fa e con molto scetticismo, credo infatti che la cara vecchia diapositiva sia comunque ancora superiore ad un file digitale, per non parlare poi del medio formato che secondo me non si batte. Bisogna tuttavia riconoscere, specialmente con i materiali attuali, che il digitale offre possibilità smisurate di ottimizzare il lavoro, soprattutto nelle foto di azione. Dove puoi verificare di volta in volta le impostazioni fino a trovare quella ottimale per la condizione di luce e variarla al variare di questa. Al livello didattico poi credo sia eccezionale, è come avere una continua verifica immediata di cio che si apprende. Certamente il danno che ha provocato nel mondo del lavoro fotografico non è di piccole dimensioni, calcolando che tutti o quasi hanno modo di improvvisarsi fotografi in poco tempo, anche se alla fine però, credo che la miglior digitale del mondo non possa equiparare il talento e l'esperienza di un vero fotografo.

Il terzo tuo grande amore è la tua professioe/missione. Cosa significa fare parte del corpo dei Pompieri? Che relazione ha questo lavoro con il surf?
Il Vigile del Fuoco era il mio sogno da bambino ed è una gran fortuna essere riuscito a realizzarlo, è un lavoro unico secondo me in quanto ti regala una visione totale della realtà sociale in cui vivi, spesso è massacrante a livello emotivo e ti disegna cicatrici nel cuore che difficilmente si dissolveranno. Ti dona però delle soddisfazioni che riempiono l'anima e ti fanno continuare a sperare nonostante tutto. È un lavoro che spesso alimenta la tua rabbia e ti fa vedere il 'terzo mondo!' dove nessuno crede che esista, ti vomita in faccia il disagio e come la 'livella' tira una linea di uguaglianza davanti alla morte. Si scaglia contro l'indifferenza della gente e senza pregiudizio ti porta ad aiutare gli uni come gli altri. Ti fà apprezzare un sacco la vita perchè ti ricorda che in un attimo può andar via. Crea un rapporto con gli altri ragazzi della squadra di amicizia e fiducia profonda, una sintonia che in genere sul posto di lavoro non è facile trovare. Dopo undici anni nella mia caserma tutti a modo loro sono un po' surfisti. Il mio Capo a 50 anni suonati parla di libeccio come di Totti e, a meno di situazioni particolari, un permesso per un tramonto off-shore non mi è mai stato negato. Mi chiamano quando sono in viaggio e chiedono come sono le onde con la naturalezza di chi vorrebbe essere in acqua con me, sono fantastici davvero tutti quanti!

Ringraziamenti?

Ai miei amici/colleghi che da sempre scambiano recuperi e concedono ferie a seconda delle mareggiate in arrivo! A Francis Survara che mi insegna da sempre un sacco di cose sulla fotografia, alla mia donna per la pazienza e tutti i ragazzi del Sulcis che mi portano a vedere dei secret da sogno dopo avermi bendato per il tragitto! Se mi è concesso, a Flight shop e la Malaysia Airlines che supportano i miei viaggi e alla Katin che crede in me nonostante sia un vecchio mezzo acciaccato. Ah dimenticavo, al mio Karma, sempre.


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