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IL SILENZIO DI DUNGEONS

a cura di Duncan Scott Condividi SurfNews

'Tutti surfisti voi vero?' Gracchia una voce in classico accento sudafricano. Mi giro, la signora in questione riempie totalmente una maglia da jogging rosa che non ha mai visto un minuto di allenamento. Ci guarda con tono saccente mentre fuma, spavalda, una sigaretta. 'Ma non andrete certo la in mezzo...' gracchia ancora indicando con la mano le onde enormi che frangono dietro al faro di Kommetjie. 'Morirete!' incalza, 'E vi mangeranno gli squali, finirete come quella balena putrida laggiù.' Sopravento da noi, una carcassa di megattera arenatasi da un paio di giorni a causa delle condizione marine fa bella mostra del ventre, squarciato da enormi morsi semicircolari. 'Un'altra l'hanno trovato al largo... aveva dietro ventisette squali bianchi!', continua la vecchia poi si fa pensierosa, procede di un paio di metri e sentenzia: 'Voi surfisti siete malati di mente!'

Il CAPO DELLE TEMPESTE

Cape Town in inverno è una destinazione surf più che seria. Nel XV secolo, le navi portoghesi di passaggio verso le indie orientali lo battezzarono 'il Capo delle Tempeste' a causa dei molti naufragi avvenuti tra le sue insidiose acque. Nei mesi da Maggio ad Agosto, la punta più meridionale dell'Africa viene infatti letteralmente aggredida dalle enormi mareggiate generate nei 'Quaranta Ruggenti', la parte di mare più tumultuosa dell'oceano meridionale. E' in questa stagione che le calde giornate estive lasciano il posto ad una realtà del tutto diversa. L'inverno qui è fatto di pioggia battente, di vento impetuoso e di acqua freddissima, per non parlare delle lunghe ore spese in auto controllando gli spot attorno a Table Mountain. Sul line-up la situazione non è certo invitante: rami di kelp (n.d.r: una coriacea alga oceanica) dello spessore di un braccio possono spezzarti una pinna, o avviluppare il tuo leash e trattenerti sott'acqua. E poi ci sono gli squali: quest'area detiene il primato mondiale per presenze di questa specie. Per questi motivi, pur essendo una destinazione big-wave a livello mondiale, le grosse onde di Cape Town sono rimaste nel silenzio, spesso sottovalutate dai media. Attorno alla sorniona cittadina di Kommettjie (che si trova a 40 minuti dal centro di Cape Town) in un raggio di appena dieci chilometri si trovano più onde che sulla North Shore di Oahu o alle Mentawai! Attorno a '783' (gli affezionati chiamano la cittadina utilizzando il suo prefisso telefonico) ci sono gioielli come Crayfish Factory, Outer Kom, Sunset Reef e Dungeons per non parlare delle spiaggie di Dunes, Noordhoek e la frequentatissima Long Beach. Come in California settentrionale, anche a Cape Town il big-wave surfing ha una lunga storia di miti locali, surfisti in passato praticamente isolati dal resto del mondo ma pronti a sfidare onde enormi. Il primo surfista qui fu 'Oom' John Whitmore (ora defunto) che, negli anni '50 e '60, scoprì e surfò completamente da solo la maggior parte degli spot della zona. Il primo 'pazzo' di Cape Town a guadagnarsi un nome all'estero fu però Johnny Paarman che, proprio grazie all'allenamento su onde come Sunset Reef e Crayfish Factory, ebbe successo in gare prestigiose persino alle Hawaii. Nel 1982 l'evento ASP tenuto ad Outer Kom (vinto da Wes Laine in onde di 12ft) mise per la prima volta Cape Town e le sue onde sotto i riflettori del mondo surf. La finale si tenne infatti con onde di 12ft, le più grosse surfate in una gara fuori dalle Hawaii fino ad allora. Nei quindici anni seguenti però, l'attenzione dei media è stata distolta da nuovi spot come Mavericks, Jaws e Teahupoo contribuendo ancora una volta all'isolamento di questa scena. Pionieri di Dungeons come Pierre de Villiers e Peter Button sono del tutto paragonabili a Jeff Clark ed alla sua relazione con Maverick's. L'esplorazione di questo spot avvenne, anche per loro, gradualmente. Surfare Dungeons non implica solo perdersi le onde perfette di Crayfish factory, ma richiede, oggi come allora, anche una lunga camminata attraverso le colline fangose del monte Sentinel, una entrata in acqua tuffandosi dall'alto del cliff ed una nuotata a fianco di Seal Island, un vero punto di ritrovo per gli squali bianchi. Vista la frequenza da record di attacchi di squalo quest'anno nelle acque di Cape Town, la vecchia signora non ha tutti i torti a considerare i surfisti pazzi!

L'EVENTO REDBULL

E per la gioia della signora, di pazzi surfisti in questo momento ce ne sono un bel po in città, visto che tre profonde depressioni hanno preso forma qualche giorno fa nel mezzo dell'Atlantico Meridionale e stanno puntando dritte verso Cape Town. Il fetch e la direzione delle mareggiate paiono perfetti preannunciando onde grosse per un bel periodo di tempo. Non è un caso se gli organizzatori del RedBull Big wave Africa senza tentennare chiamano la gara per Giovedì 27 Luglio. Se l'approccio al surf è cambiato qui negli ultimi anni è anche grazie a quest'evento che, dal 1999, catalizza ogni anno l'attenzione del mondo surf sulle onde di Dungeons. L'evento anche quest'anno riunisce, in uno stesso luogo, i migliori specialisti sudafricani da Cape Town e Durban (ad esempio Jason Ribbink, Sean Holmes, John Whittle, Andy Marr, Mickey Duffus, e Grant 'Twiggy' Baker) e talenti internazionali del calibro di Daryl 'Flea' Virostko, Peter Mel, Ross Clarke-Jones, Brad Gerlach, Jamie Sterling e altri. Il confronto tra gli atleti e l'enorme tempo speso tra le insidiose onde durante gli eventi passati ha fatto crescere esponenzialmente, il livello tecnico e la conoscenza di Dungeons. Non è un caso se da allora è iniziato il successo degli atleti sudafricani nel mondo delle gare. La vittoria di Ian Armstrong e Cass Collier alla gara di apertura del World Big Wave Championship a Todos Santos fu la prima scintilla, seguita dai successi di Chris Bertish nelle gare in California ed Hawaii e dalla clamorosa vittoria di Grant Baker all'evento di Maverick nel '06. Non fu molta quindi la sorpresa quando i team sudafricani riempirono le posizioni da podio nella gara Redbull di quest'anno.

YOU SHOULD HAVE BEEN
HERE TOMORROW

Con l'evento ormai fissato ed una situazione meteo di questo tipo, i gun da onde grosse escono dalle sacche e vengono religiosamente incerati di nuovo. E ricominciano anche i pellegrinaggi verso le ombrose pendici del Sentinel Cliff, da dove è visibile sia il porto di Hout Bay che il line-up di Dungeons. Il giorno dell'evento il Nauticat, (il battello a supporto della manifestazione) doppia lo stesso cliff e, tra la nebbia ed il sole basso, scorge onde sui 12-15ft con occasionale bomba da 18ft. Le condizioni non sono molto consistenti ma la gara viene chiamata come da programma visto che le previsioni portano vento attivo per i prossimi giorni. In condizioni come queste, con lunghi periodi di attesa tra i set, la conoscenza perfetta del luogo è indispensabile per trovare buone onde. Ed è per questo che nonostante un numero altissimo di star internazionali a raggiungere il podio saranno solo atleti sudafricani. Il vincitore John Whittle, da Durban, con molta modestia attribuisce la vittoria allo spot stesso: 'Quest'onda mi ha trattato come un figlio mandandomi le onde migliori!' Modestia a parte, erano in molti ad aspettarsi una sua vittoria visto la sua determinazione sulle onde enormi. Negli ultimi anni ha collezionato una lunga serie di premi per l'onda più grande o per il wipe-out peggiore in gare internazionali. La comunità di Capetown infine ha avuto di che gioire con Andrew Marr al secondo posto e Chris Bertish al terzo.

GOOD FRIDAY

Con la ironia tipica di un oceano capriccioso, la mareggiata prevista si materializza dodici ore dopo che flottiglia di barche e surfisti operativi durante la gara hanno tolto le ancore e lasciato il campo. Il venerdì mattina le onde della seconda mareggiata finalmente arrivano e tutti ridacchiano pensando a come sarebbe stato l'evento con questa swell. 'You should have been here tomorrow!' (dovevi arrivare domani) diventa la frase più ricorrente tra chi è rimasto. Tubi alti 20ft e perfetti, vento leggero da terra sia a Sunset che a Dungeons ed i pochi coraggiosi in acqua prima a nuoto, poi (con la misura delle onde in aumento) assistiti dai jetski: fin dalla mattina a tutti è chiaro che questo sarà un giorno storico. Greg Long, in acqua a Dungeons, prende a nuoto una delle onde più grosse della sua vita e la surfa fino a quando quella dietro, ancora più grossa (sui 45ft) lo travolge nell'inside. Uno delle cadute più rovinose resterà quella di Carlos Burle che dopo un'indecisione nel take-off subisce una lavatrice di proporzioni ciclopiche. Con l'aumentare del vento, nel pomeriggio, vengono messi in acqua i jetski in entrambi gli spot. In un paio di giorni, la bassa pressione raggiunge la costa e all'alba, il sole fatica a penetrare le nuvole di salsedine alzate dalle onde. Sabato 30 Luglio, dopo che anche gli ultimi sono tornati verso casa, la mareggiata raggiunge il suo apice di grandezza e perfezione. Gli unici a godere della fortuita coincidenza meteorologica saranno i locali e tre californiani particolarmente in sintonia con questa costa. Gary Linden, Grant Washburn e Greg Long, per le loro doti in acqua e per il loro sincero amore per l'Africa sono tenuti in gran stima tra la comunità dei big-wave rider locali. Il Sabato mattina, la mareggiata colpisce la costa proprio mentre i californiani sono reduci da una grossa sbornia di tequila. Long si sveglia perso, in un quartiere di Cape Town lontanissimo dalla costa e tenta di recuperare il materiale tecnico disperso qua e la, la sera precedente. Quando i tre riescono a raggiungere il porto, ad aspettarli ci sono tutti gli affezionati di Dungeons con tanto di jetski pronti a salpare. In un paio d'ore i line up di Dungeons e Tafelberg vengono esplorati e le prime bombe vengono surfate. Tafelberg è un outer reef situato circa un miglio fuori da Dungeons ed offre, specie con onde da sud, ottime possibilità grazie al canale di acqua fonda molto ben definito. Con questa mareggiata però la secca produce solo grosse onde lente e franose. Attorno all'ora di pranzo quattro surfisti decidono di sfidare le condizioni senza l'aiuto dei jetski. Si tratta di Nico Johnson, Grant Washburn, Gary Linden e Duncan Scott. Johnson, uno dei pionieri nell'area di Cape Town, resta così tanto sott'acqua in un wipe-out da perdere la speranza. 'La sotto è tutto scuro e freddo, sono stato fortunato a sopravvivere'. Set enormi ed imprevedibili spazzano il line up ogni tanto causando non poco panico tra chi confida solo sulle proprie braccia. Ne sa qualcosa Linden che viene risucchiato all'indietro da un'onda di più di 20Ft e finisce sul fondo spinto da una enorme cascata di acqua bianca! Grant Washburn riesce ad entrare in una onda splendida ed enorme ed a surfarla magistralmente ma appena la lascia un set enorme lo travolge cacciandolo in una posizione veramente pericolosa. La mareggiata è cambiata ancora ed è di nuovo territorio per il tow-in. Ma neanche i jetski e i giubbotti imbottiti risparmiano ai surfisti cadute paurose. Twiggy Baker e Simon Lowe restano sott'acqua per due onde consecutive rischiando l'affogamento mentre Ross Lindsay si prende una pinna in faccia e viene portato all'ospedale. Per tutto il pomeriggio di Sabato le onde si mantengono sui 30ft con vento da ovest e tubi enormi che esplodono sotto un cielo plumbeo. Attorno alle 4,15 però un set anomalo inizia a gonfiare al largo di Dungeons: questa serie di tre onde sarà destinata a lasciare un segno nella storia del big-wave surfing. Il miracolo di questa serie è presto spiegato. Avendo una componente leggermente occidentale, queste tre bestie oceaniche gonfiano di fronte a Sentinel cliff, rimbalzano tra Vulcan Rock e Tefelberg e raggiungono il reef di Dungeons senza aver perso neppure un grammo di energia. Baker, ultimo nei turni di precedenza, vede che gli altri team lasciano passare la prima della serie e decide di partire trascinando il suo partner Greg Long in un mostro enorme senza tanti complimenti. Essendo la prima del set, la parete si alza senza che nessuna turbolenza disturbi la sua pulitissima ascesa, in un'attimo si trasforma in un colosso. Il surfista è una piccola formica a confronto con la parete. Dopo una discesa mozzafiato Long si piega in un bottom perfetto che si trasforma in un tubo. Il labbro enorme chiude dietro di lui come fosse al rallentatore. Lo stesso rumore di un palazzo che cade o di una valanga che travolge un monte: di sicuro il tubo più grosso mai visto in Africa. Senza neanche il tempo di capire la grandezza dell'onda di Long, gli occhi di tutti si spostano su Simon Lowe che scende sulla seconda onda del set. L'onda si alza come un cobra nella stagione degli amori ma Simon perde velocità per via delle turbolenze causate dall'onda precedente e si prende il labbro sulla testa. Nessuno osa commentare quanto viene sbalzato dalla tavola e comincia a rimbalzare lungo la parete verso il peggior posto del mondo! La terza e ultima onde sel set spetta a Mike Schlebach che, per tutto il giorno, aveva cercato, col compagno Jake Kolnick i tubi più grossi sia a Dungeons che a Sunset. Incurante del pericolo si infila in una grotta profondissima da cui però non esce. Non male per uno che, pur essendo stato campione nazionale di Bodyboard, si cimenta con la tavola da solo tre anni.

CONCLUSIONI

E' durato solo una manciata di minuti, tanto è bastato per riscrivere la storia di uno spot, poi tutto si è fermato e abbiamo tirato un sospiro carico di adrenalina. I protagonisti passano a nuoto di fianco alla barca, Greg e Twiggy sono tranquilli ma visibilmente contenti! Simon è felice di essere vivo dopo la frullata subita poco prima. Tutti hanno le narici e le pupille dilatate dall'emozione. Tra l'eccitamento generale è Mike a ricevere i complimenti di tutti per essersi infilato in quel tubo mostruoso da cui non è potuto uscire. Nel breve spazio di un pomeriggio, quindici anni di dubbi e domande sono stati spazzati via. Da sempre, infatti Dungeons è uno spot restio a far vedere al mondo le sue piene potenzialità. Anche se persone come Washburn (un appassionato di questo spot e del celebre Maverick's) lo hanno definito il big-wave spot più pericoloso al mondo, le evidenze fotografiche si sono sempre ridotte a qualche immagine sfocata. Per qualche motivo quella sintonia tra talento, marea e tecnologia, necessaria per portare a casa un buon servizio fotografico non si è verificata fino a questa mareggiata. A questo punto sorge un dubbio: abbiamo davvero visto tutto quello che questo spot ha da offrire o c'è dell'altro in attesa tra le buie caverne di Dungeons? 'L'abbiamo sempre saputo che anche con onde di questa misura Dungeons mantiene una buona forma', afferma soddisfatto Pierre du Plessis, uno dei pionieri nell'area di Cape Town 'ora però sappiamo anche che quest'onda non ha niente da invidiare ai più famosi big-wave spot del mondo'. Come la finale del Surfabout Contest del 1982, questa mareggiata ha aperto un nuovo capitolo nella storia surf di Cape Town. Dungeons ha alzato ancora il livello della discussione e la misura delle onde. Il silenzio è stato rotto.

QUOTES

Greg Long, Dungeons vs. Mavericks.

'A parità di misura, Dungeons ha un muro d'acqua migliore rispetto a Maverick's. Maverick's scarica tutta la sua forza sul picco principale, poi rallenta un secondo mentre la massa d'acqua si riorganizza. A Dungeons invece l'onda apre e corre veloce distribuendo l'energia lungo tutta la linea di rottura.'

Simon Lowe dopo essersi preso due onde in testa senza poter respirare.

'Quando finisci sotto, la violenza dell'impatto rende gli arti insensibili. Anche con il giubbotto di emergenza continui a chiederti se riemergerai in tempo prima dell'onda successiva. Inoltre tutto quel kelp sott'acqua ti blocca. Dovevo spingere via i rami mentre nuotavo verso la superficie!'

Grant 'Twiggy' Baker.

'Ti tiene fermo ad una certa profondità e non c'è modo di riemergere per via della schiuma. Devi aspettare di arrivare nella zone morta nell'inside!'

Twiggy, dopo aver lanciato Greg Long nella più grossa onda della sua vita.

'Nessuno la voleva quell'onda perchè era la prima del set e non sai mai cosa ti aspetta. Ma eravamo gli ultimi nel turno e non avevamo niente da perdere così ci abbiamo provato lo stesso'.

Greg Long dopo essere sopravvisuto al set anomalo.

'Su un'onda come quella non hai il tempo di chiederti quanto grossa sia. Non ti volti certo indietro a guardare però quando la mia corsa è finita e ho visto l'onda dietro, quella presa da Simon, ho pensato di aver commesso un errore. Di sicuro se fossi caduto sulla mia onda sarei probabilmente morto'.


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