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SORVOLANDO HAMMAMET

a cura di Nicola Zanella Condividi SurfNews

UNA STORIA DI SURF E TURISMO DI MASSA

Raffiche di vento gelido sotto le mura ocra della medina. Discomusic libanese, dalle ritmate cadenze jazz, esce da un pulman turistico e si distorce nelle raffiche leggera come fumo. A pochi metri dalla mia panchina, due ricche signore in abiti occidentali, da mezz'ora riassettano la tomba di famiglia, lucidano la mezzaluna di ottone e spazzano la ghiaia accumulatasi sulla lapide mentre i due mariti fumano svogliati a lato del vialetto, distratti da Nicola, Francesco e Medi (uno dei soli tre surfisti in Tunisia) che incerano le tavole oltre il muro. La pioggia, ormai una costante in questa strana primavera africana, impasta la polvere nel cimitero tippettando tristemente sulle lattine di Celtia vuote a terra. 'Sei italiano?' Un signore sui cinquanta mi tira per il bavero ed io mi giro di scatto. 'Si, italiano' ma già mi pento. Non sono sicuro sia stata una buona idea volare qui, nella San Tropè africana a rincorrere una mareggiata da est e non sono affatto in vena di assumere la maschera del bravo turista. Sorrido per gentilezza, 'Presto! Gli altri sono gia in fila, partiamo per il tour fra dieci minuti!' incalza il baffuto signore in un italiano quasi perfetto poi mi prende per un braccio e mi indica l'altro cimitero, quello cristiano proprio dietro a quello islamico. Ci metto un po a capire. E' una guida e mi ha scambiato per uno degli italiani da-volo-charter del suo gruppo, in processione davanti alla tomba di Bettino Craxi, il segretario socialista morto in Tunisia nel 2000 e sepolto proprio qui. Me ne ero completamente dimenticato ma c'è un tricolore attorno alla lapide a ricordarmelo, garofani freschi ed un enorme libro destinato a raccogliere i messaggi dei visitatori. Un'isola di little-italy in un cimitero altrimenti anonimo. Le onde scomposte ed irregolari combinate alla pioggia ed alle memorie di tangentopoli mi mettono di umore pessimo. 'No no scusa, non sono qui per Craxi.' Mi libero dalla presa un pò troppo amichevole e tento la via dello shock culturale. 'Noi siamo qui per lavoro, noi facciamo il surf vedi!?' e gli indico Emi, dietro l'obiettivo e Francesco che, proprio in quel momento parte su una sinistra color cioccolato e la lavora di cut-back fino a riva nonostante i cento rimbalzi che la forte corrente produce sulla faccia dell'onda. Lui guarda e capisce, o forse capisce di non capire ma io ho raggiunto il mio scopo e mi chiudo in auto con la scusa della pioggia. In breve gli italiani, una allegra comitiva di veneti, entra ordinatamente nel pulman e parte verso altri divertimentifici, verso il parco tematico Carthagilandia, con gli elefanti di plastica, verso il villaggio Berbero dove ti vestono da antico e ti scattano le foto digitali, verso tutte quelle attrattive scintillanti e preconfezionate che divertono il turista medio in Tunisia. Io mi infilo la muta e raggiungo i miei amici in acqua.

CARTAGILANDIA

Ho sempre tentato di evitare i luoghi-culto del turismo di massa. Zone come La Costa Azzurra, la Riviera Romagnola o anche Djerba più a sud di qui, sono vere bombe ambientali per un'ecosistema fragile come quello mediterraneo. Grazie alla cementificazione delle coste il mare interno negli ultimi cinquant'anni ha perso oltre il 40% dei suoi litorali ed habitat naturali e visto aumentare a dismisura l'erosione. Uscendo dal nostro hotel, la mattina dopo l'arrivo, mi accorgo subito che la situazione ad Hammamet non è molto diversa da quella di Rimini, Ostia o Cannes. Grazie ad una politica di sgravi fiscali e di tolleranza edilizia, in poco tempo questo piccolo borgo marinaro il cui nome in arabo significa 'Le Colombe' si è trasformato in una lussuosa colata di cemento lunga oltre venti chilometri che ha cambiato il paesaggio all'interno del golfo. Guidando verso sud, dalla Medina, verso il nuovo quartiere Yasmine, in sei chilometri si passa dalla brulicante vita del borgo cinquecentesco agli anonimi vialoni semi deserti del lungomare fuori stagione. 'Io ho fatto le scuole medie qui' commenta Nebil prima di svoltare a sinistra di fronte al nuovo Palazzetto del Ghiaccio, un edificio in pieno stile holliwoodiano, 'fino agli anni '70 in questa zona c'erano solo campi coltivati che confinavano con le dune ed un villaggio di pescatori giù in fondo. Poi negli anni '80 è iniziato il boom turistico ed ogni benestante in Tunisia ha investito qui visto il clima favorevole! Zeppito! Ogni anno, quando torno per la stagione estiva trovo nuove ville, nuove discoteche, nuovi hotel,'. In effetti la spiaggia su cui questo quartiere si affaccia deve esser stata splendida fino ai tardi anni '60. Una striscia di sabbia finissima alimentata dai frequenti venti orientali, si estende ininterrotta per quaranta chilometri. Intanto le onde nella notte sono cresciute visibilmente e, nonostante il forte vento da mare, sono decine i picchi surfabili. Guidati da Nebil (il padre fondatore del surf in Tunisia) e Medi (un produttore di vino che vive e surfa tra Tunisi e Marsiglia) percorriamo in jeep alcuni chilometri della spiaggia per sciegliere il picco più adatto, incuranti di ombrelloni e sdrai troppo ottimisticamente preparati dagli albergatori in questo inizio di Maggio. Alla vista di un'onda destra più pulita delle altre, l'umore sale. Nicola Bresciani e Francesco Palattella, hanno creduto ciecamente a questa spedizione organizzata in poco più di due ore, ed ora fremono per entrare in acqua. Nonostante il fondale sia costituito solo da sabbia, la linea dei 50m di profondità passa vicino alla costa permettendo alle onde di mantenere una discreta potenza. Un piccolo molo (in ampliamento, come tutto qui!) consente di entrare in acqua praticamente senza bagnarsi i capelli. 'Non sembra male!' Commenta Francesco infilandosi in fretta la 3.2 'Sembra il Cinqualetto in un giorno attivo' aggiunge Nicola 'a casa saremmo in trenta su quel picco!'. Viste le condizioni di mare attivo e la scarsa qualità della luce, Emiliano riassume ai rider i dettagli tecnici di questa session fotografica. 'Faremo principalmente foto di action abbastanza ravvicinate e laterali quindi, per piacere, concentratevi su una manovra singola e spostate più acqua possibile sul lip!'. Nicola è appena tornato da un lungo soggiorno in Australia e non aspetta altro. Con un mese di Kirra e Snapper rock ancora nelle gambe si trova completamente a suo agio tra questi succhioni destri. Quella che nasce come una surfata di ripiego si trasforma in una fruttuosissima session fotografica. Le onde di set frangono lente sulla secca più esterna ma si irripidiscono bruscamente appena entrano in risacca. Questo permette a Nicola di partire in netto anticipo, di posizionare con comodo la tavola nella sezione più ripida dell'onda e trasformare tutta la sua forza in elevazione. Mentre nuoto verso il largo lo vedo staccare un frontside air alto oltre un metro, perfettamente chiuso davanti all'onda. Emi, posizionato col cavalletto sul tetto della Jeep, agita le mani e urla dalla gioia! Nelle due ore che seguiranno lo sky-line grigio dei palazzoni farà da sfondo ad una serie impressionante di manovre aeree e di spruzzi. Se ci fossero state dune naturali non avremmo avuto un tale sipario!

CON-FUSIONE

Mangiare cibo tradizionale pare essere demodè ad Hammamet. I souk del nord del paese, con le loro bancarelle di frutta fresca e i venditori di shawarma sembrano appartenere ad un'altra generazione, ad un'altra storia. Le insegne luminose di ristoranti francesi, take-away cinesi, posade cubane ma soprattutto trattorie italiane si rubano lo spazio tra le vie del centro. Sopra il nostro tavolo al ristorante 'L'angolo Verde' una foto con dedica autografata di Craxi saluta sorridente gli ospiti. E' una persecuzione. Il piccolo ristorante scelto dai nostri amici per la cena è attivo da più di vent'anni e vive proprio grazie al cospicuo afflusso di italiani. Dista pochi metri dalla Fondazione Craxi di Rue Farhart Hached ed ha ospitato più di una volta il leader socialista durante il suo esilio. Il padrone, Fadel, come tutta la popolazione di Hammamet tiene in gran stima questo controverso personaggio. Non è un caso se proprio il presidente Ben Ali si oppose in prima persona all'estraddizione chiesta dai giudici di Milano ponendo ufficialmente inizio all'esilio dorato. 'A Bettino Craxi la Tunisia vuole molto bene! Gli italiani sono stati tra i primi a capirene la bellezza e sono i nostri migliori clienti!' dice indicando la foto appesa. La decisione dell'ex segretario socialista di scegliere Hammamet come luogo di villeggiatura (dai primi anni '60) ha fatto salire la nazione nordafricana nella hit parade delle destinazioni scelte dagli europei, italiani in testa. Degli oltre 500 mila turisti che ogni anno si riversano qui, gran parte vengono proprio dalla sponda italiana dello stesso baccino. 'E' un turismo ben poco elittario' commenta però Nebil che, non essendo direttamente coinvolto nel business disdegna la calca estiva 'Oltre agli italiani qui vengono gli europei che vogliono spendere poco, turisti mordi e fuggi come i russi, i turisti dell'est europeo, gente che viene con enormi tour operator e pensa di essere nelle favole di Mille e una Notte. Prende il sole, balla nelle disco, fa il giro in cammello e va a casa contenta.' Vero è che proprio grazie a questo costante afflusso turistico grandemente caldeggiato negli anni '90 dai tour operator italiani, il governatorato di Nabeul (a cui appartiene Hammamet) è divenuto la principale area turistica di tutto il paese attraendo mano d'opera dalle aree più povere del paese e favorendo la circolazione di danaro. Sdrammatizziamo prendendo in giro il gruppo di taliani con zainetto Invicta e marsupio a tracolla, che proprio allora passa fuori. Intanto trangugiamo tagliatelle alla bolognese e filetto al pepe verde in puro stile tricolore. Le contraddizioni del turismo surf, sempre in bilico tra banalità e diversità... La mattina successiva il forte vento da est ancora scompone le chiome delle palme, il mare a Yasmine è invariato: picchi sparsi spazzati da un vento freddo come la Bora. Grazie ad una situazione meteorologica particolare, il vasto minimo depressionario che sta producendo queste onde è rimasto intrappolato tra Gibilterra e la Sardegna richiamando forti venti orientali dal golfo della Sirte fino alle Baleari. Il vento non calerà per altre dodici ore e questo ci da un giorno per esplorare altri tratti di costa in attesa che il vento giri da terra. Partiamo verso nord alla ricerca di un reef di roccia o di un point che possa funzionare meglio delle espostissime secche di Yasmine. La statale, fuori da Hammamet, corre per chilometri parallela alla costa. Paludi, terreni bassi e zone limacciose non sono mai state foriere di onde di qualità ed infatti proseguiamo senza incontrare nulla di significativo fino a Kelibia, un paesino ad un'ora da Hammamet. Il primo spuntone di roccia si trova di lato al porto ma l'invasivo ante-murario ha compromesso irrimediabilmente la surfabilità delle onde che gonfiano ed esplodono sul molo lasciando piatta la spiaggia. Più a nord di qui la penisola di Cap Bon non promette nulla di buono visto che le onde sono via via calate di misura allontanandoci da Hammamet. Allettati dal sole che ora fa capolino tra le nuvole torniamo alla base per scattare foto con condizioni di luce favorevole.

TURISTI PER CASO

Ultimo giorno ad Hammamet e finalmente brilla il sole. Con una decina di rullini già scattati e tre giorni di surf alle spalle spero solo che il mare sia piatto per potermi rilassare in spiaggia e fare le foto di lifestyle. Purtroppo un'occhiata dal balcone mi conferma che c'è ancora mare. Senza Nebil e Medi (tornati in capitale per la gelosia delle fidanzate) localizzare gli accessi alla costa risulta difficile. Il vento infatti ha girato da terra attivando una serie di secche diverse da quelle di Yasmin. La spiaggia a nord però è quasi completamente proprietà dei grandi hotel e fatichiamo a trovare il picco migliore tra divieti di accesso e spiagge private. Dopo aver faticosamente guadagnato la riva (previo l'affitto di ombrellone e lettino) decidiamo di sfruttare le infrastrutture turistiche per estrarre il meglio dalle onde, di circa un metro, che frangono in un'acqua cristallina. Un motoscafo con paracadute al traino è l'ideale per ispezionare i picchi lungo questi due chilometri di spiaggia. Dopo aver contrattato il prezzo, veniamo imbragati a coppie, issati a circa 50m dal suolo e trascinati per tutta la lunghezza della spiaggia appesi ad un paracadute a forma di Mickey Mouse! 'Che turistata!' commenta Emi prima di decollare! Sarà anche una turistata ma esplorare una costa dall'alto è un vero lusso per chi è abituato ad ore di guida e lunghe scarpinate a piedi. Le onde sono circa un metro e dall'alto individuiamo una bella sinistra, o meglio un hotel con una bella sinistra. La luce è perfetta ed Emi, tra una crisi e l'altra di vertiggini scatta un intero rullo col grandangolo. Appena atterrati raggiungiamo lo stabilimento, (l'hotel Noza) paghiamo per un'ombrellone (3 Diram) e ci fiondiamo in acqua. Con onde di appena un metro scattare dall'acqua richiede un gran affiatamento tra fotografo ed atleti. Francesco, che 'lavora' con Emi da anni, pare letteralmente colpire la custodia subacquea ad ogni slash regalandoci un ultimo punto di vista per questo articolo.

Un grazie particolare a Nebil, Medi e Zouheir dell'Hammamet Yacting Club.

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