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DUE TERREMOTI. UN FUTURO

a cura di Paul Kennedy Condividi SurfNews

28 Marzo 2005. Sono appena passate le 23 e la gente di Sorake Beach è svegliata da un nuovo incubo. Un terremoto di 8,7 gradi della scala Richter con epicentro a qualche centinaio di chilometri ad ovest dell'isola di Nias, squote la terra con sobbalzi verticali di quasi mezzo metro. Gli abitanti si precipitano fuori ma correre è quasi impossibile a causa delle frequenti ondate sismiche. In pochi minuti quasi tutte le strutture in cemento presenti nel villaggio sono ridotte in macerie. I resoconti della Croce Rossa, nei giorni successivi, parleranno di 657 morti e 2.260 feriti, un numero altissimo se si considera che quasi tutti i 400.000 abitanti di Nias vivono in abitazioni di legno ad un piano. Quasi il 50% delle morti infatti si verificò a Gunung Sitoli il cui centro urbano è stato quasi interamente raso al suolo. A marzo, i locali di Sorake avevano ancora negli occhi il devastante terremoto del 26 Dicembre '04 che aveva prima abbattuto poi letteralmente spostato a suon di ondate l'intero villaggio. Da allora e per molto tempo, la paura di un nuovo terremoto li ha tenuti lontano dalla linea di costa. Molti si avvicinavano al mare solo di giorno, quando i segni di un maremoto sarebbero stati facilmente percepibili altri semplicemente lo evitavano. Al calare della sera, però, l'intero villaggio si ritirava a Botohilitano, un insediamento al sicuro sulle colline dove passare la notte. Questo continuò per un mese ed oltre poi, piano piano, i surfisti e la gente di Sorake tornarono a dormire nelle proprie case ed a vivere di fronte all'oceano. C'erano voluti tre mesi per recuperare la fiducia nel proprio villaggio natale poi a Marzo, senza nessun preavviso, le peggiori paure sono divenute ancora una volta realtà sotto forma di scosse violente e scene di panico, nel mezzo della notte.

IMMAGINARE

E' difficile, anche dopo i racconti dei sopravvissuti, farsi un'idea di cosa siano stati quei minuti da incubo tra le urla dei feriti e la confusione generale. Quando il suolo si fermò i più si precipitarono verso le colline ma molti rimasero di fronte al mare, chi a cercare i propri cari, chi paralizzato dalla paura, in stato di chock. Piccole scosse di assestamento seguirono quella pricipale e, poche ore dopo, uno tsunami arrivò come da copione. Per via della maggior vicinanza con l'epicentro, lo tsunami di Marzo fu per Nias anche più intenso di quello del 26 Dicembre. Le capanne di legno ed anche le barche da pesca vennero spazzate fino ai piedi della collina. Gli edifici in muratura di Sorake beach, già danneggiati dal terremoto, vennero quasi completamente azzerati dalle violente ondate di acqua e fango. Anche se la regione meridionale del Telek Dalam, nella quale si trova Lagundry bay, riportò 52 morti, nessuno perse la vita a Sorake beach e nella lunga baia che ospita una delle onde più belle al mondo.

ORIZZONTI CHE CAMBIANO

Anche questa volta gli aiuti internazionali arrivarono subito ma il mare ancora una volta si era preso tutto, contaminando le scorte di acqua potabile, distruggendo strade, impedendo gli approvvigionamenti di cibo e lasciando sulla spiaggia una quantità enorme di macerie e spazzatura. Passano quattro mesi, l'estate arriva ma la stagione delle piogge è stranamente in anticipo. Il mio periodo a Nias comincia così, con giorni di nuvole basse e sporadici scrosci torrenziali. Forse è la vicinanza con l'equatore o un'altro sintomo del surriscaldamento generale del pianeta, in ogni caso nessuno qui sembra farci caso visto che sul reef esterno rompono tutti i giorni onde perfette ad altezza della testa. Quattro mesi fa, prima del terremoto, quando il corallo era coperto da due metri d'acqua, una mareggiata piccola come questa non avrebbe rotto sul reef esterno. Sarebbe sfilata larga ed avrebbe attivato le secche di Kiddieland, l'onda preferita dai principianti e dai ragazzini locali. La famosa destra di Nias sarebbe stata inesorabilmente piatta. Per i surfisti locali, principalmente ragazzini e teen-agers, il repentino innalzamento del reef fu l'unica conseguenza positiva del terremoto. In quella notte di Marzo l'intera isola venne spinta verso l'alto di quasi due metri. Le facili onde di Kiddies smisero di rompere ma di colpo il bank di corallo attorno a Lagundry Bay, comunemente coperto d'acqua, venne a trovarsi quasi completamente emerso favorendo la focalizzazione anche di piccole mareggiate. Dopo il terremoto ci volle una settimana perchè i ragazzini trovassero il coraggio di tornare in mare ma quando voltarono di nuovo lo sguardo verso le onde, la sorpresa fu grande. La famosa destra che da sempre fa sognare i surfisti di mezzo mondo, stava rompendo con la stessa meccanica perfezione anche durante una piccola mareggiata. Sia i locali che i turisti, furono da subito entusiasti di avere onde di qualità, tutti i giorni con abondanza di tubi e pareti lavorabili. Gli unici ad aver perso qualcosa sono i più giovani tra i locali ed i principianti stranieri che da anni trovavano un campo-giochi sicuro nelle onde di Kiddieland ed ora devono avventurarsi sul picco principale.

BRIVIDI E SCOSSE

L'Asoka scorre a fiumi la sera. Per fortuna il suo contenuto in alcool è molto basso visto che lo beviamo direttamente dal secchio fumando sigarette ai chiodi di garofano. Otorius, uno dei pochi locali a surfare Indicators (un reef che rompe dietro al line-up di Nias), ha fatto su e giù dal villaggio con la bicicletta più volte per rifornirci del liquore biancastro. Mentre ci raccontiamo storie nel silenzio della sera, il padrone della guest-house, addormentato nella sua amaca al piano superiore con un gran fragore salta giù dalla veranda urlando: 'Fucken earthquake, get outside!'. Un attimo dopo il terreno comincia a tremare davvero. La scossa continua per alcuni secondi poi svanisce. Quando tutto è finito, nessuno pensa più a dormire ed anche Horras Hilton si unisce al nostro gruppo dopo il brusco risveglio. 'Come hai fatto a sentire il terremoto prima che cominciasse?' gli chiedo. 'La sera del 28 ero sdraiato nella stessa amaca e, come ora, ha cominciato ad ondulare sempre più finchè non mi ha sbalzato a terra. La terra tremava così tanto' dice ridendo 'che mi sembrava di essere in piedi tra le onde!' Horrace, che gestisce da anni questa guest-house, racconta: 'Non ho avuto paura sul momento, poi ho pensato al disastro di Aceh del Dicembre scorso e mi sono chiesto se questa non fosse veramente l'ultima notte della mia vita!' Nei giorni seguenti molti dei surfisti stranieri che negli hanni erano stati suoi ospiti provarono a contattarlo per avere notizie. Sfortunatamente le linee telefoniche restarono fuori uso a lungo e ci volle molto tempo prima che gli animi di tutti si tranquillizzassero. In Agosto, a cinque mesi da quel giorno, piccole scosse si ripetono quasi giornalmente. I primi surfisti iniziarono a tornare in Giugno. Phil Goodrich e Mike Nevius, che da sempre passano la stagione qui, furono tra i primi a tornare a Sorake e furono ripagati con innumerevoli giorni di onde perfette e praticamente nessuno in acqua. Bastarono poche settimane però e la voce di Nias deserta e perfetta fece il giro dell'Indonesia e del mondo. Già ai primi di Agosto però, il sogno era svanito ed ogni surfista in arrivo a Lagundry Bay scoprì un line up addirittura più affollato che le stagioni passate! La verità è che, nel mondo surf di oggi, e specialmente in Indonesia, non basta un terremoto a tener lontani i surfisti. Se vuoi surfare onde perfette senza la ressa, devi sciegliere itinerari particolari ed essere in un certo senso 'originale'. Dal mio primo viaggio qui, nel '96 le cose sono cambiate molto in acqua. Come spesso succede, la ressa sul picco ha reso l'atmosfera più competitiva. Tutti i locali hanno imparato a surfare bene, influenzati dai tanti professionisti in visita all'isola e dai video di surf che hanno iniziato a circolare. Alcuni di loro sono diventati veramente bravi. Quando il mare è enorme, è un piacere vedere ragazzi come Antonius Dachi e Avenus Zagoto surfare in maniera radicale e fluida le onde più grosse del giorno.

SORAKE BEACH CARE FOUNDATION

Negli anni se ne sono sentite di tutti i colori su Sorake Beach e sui suoi locali. Alcuni descrivono Nias come un ghetto per surfisti low-budget, pieno di tipi arroganti. Ma le cose non sono mai facili in luoghi così. Tutto comincia con una tavola regalata ad un ragazzino ed una lezione data sulla spiaggia. A venticinque anni da quel giorno, è bello vedere che oggi sono proprio i 'ragazzini' di Nias a parlare e prendere decisioni per la comunità. In Luglio '04 tre surfisti locali, Kornelius Zagoto, Pilipus Zagoto e Magdalena Wau hanno formato la Sorake Beach Care Foundation. La loro missione originariamente era quella di mantenere sicura e pulita la spiaggia per locali e turisti. Dopo il terremoto di Marzo la loro organizzazione è stata chiamata a compiti ben piu impegnativi visto che la loro spiaggia è stato l'epicentro della tragedia. 'Il nostro progetto', mi spiega Kornelius, 'si chiama Pantai Sorake Indah Dan Sehat (che significa Per una Sorake Bella e Pulita) ed è supportato da Surf Aid International. Oltre ad aver ripulito in circa un mese la spiaggia dalle macerie degli edifici ci siamo assunti il compito di studiare un sistema per convogliare e smaltire la spazzatura rendendo più accogliente la spiaggia'. I loro progetti a medio termine prevedono anche corsi di gestione per i padroni delle guest-house, regolamentazione dei parcheggi e interventi per rendere più facile l'interazione tra l'economia locale ed i visitatori stranieri. Anche se i più anziani nel villaggio sono ancora dubbiosi, è bello vedere un gruppo di surfisti prendere la guida della comunità. Questi ragazzi surfano le loro onde e sono contenti di dividerle con turisti stranieri. 'Abbiamo bisogno di più visitatori stranieri' - mi dice Kornelius una sera ''Vogliamo far vedere che attraverso il surf possiamo cambiare le cose nel nostro villaggio'. Sono lontani i giorni in cui i surfisti di Nias avevano fama di causare problemi ai visitatori. SBCF ha praticamente resettato il localismo stabilendo che tutti quelli che dormono e spendono soldi a Sorake Beach hanno diritto di prendere onde sul picco. Se una barca di surfisti vuole fermarsi nella baia e surfare, lo può fare pagando una tariffa giornaliera alla comunità locale.

IL REGALO MIGLIORE

Dopo un paio di settimane d'attesa il cielo si apre ed una mareggiata di dimensioni ragguardevoli si affaccia sulla baia di Lagundri. La prima mattina le onde sono di circa 8ft e fanno la gioia dei tanti surfisti esperti che da giorni aspettavano l'opportunità di sfoderare i pin-tail. Ci sono trenta persone sul picco ma l'atmosfera è veramente pacifica ed è questo forse il regalo migliore che la comunità surf internazionale abbia fatto a questi ragazzi negli ultimi 30 anni. Sorake Beach è infatti uno dei pochi esempi in Indonesia dove la cultura surf ed il suo futuro anche economico, sono nati dal contatto con l'occidente ma sono rimasti saldamente nelle mani dei surfisti locali.

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