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SIPPING JETSTREAMS: EGITTO

a cura di Emiliano Cataldi Condividi SurfNews

Il Cairo, 3:30 am. L'aria del deserto si fa pungente, e non appena il nostro minibus lascia le congestionate vie della città per puntare verso nord in direzione di Alessandria, ci addormentiamo sulle comode poltrone cullati dal brusio sommesso del vecchio motore a gasolio. Viaggiare di notte sembra essere divenuto parte integrante della nostra routine, ed è stato il responso dell'ultimo consulto meteo a condurci fin qui, dopo aver trascinato stancamente un carico disordinato composto di tavole da surf, attrezzature fotografiche, macchine da presa ed esseri umani attraverso gli aereoprti di mezzo Maghreb. Una delle ultime swell della stagione sta per interessare questa parte del Mediterraneo orientale, e scendendo dritta dai Balcani si appresta a scavalcare il Peloponneso e l'isola di Creta per liberare tutta la sua energia sulle coste dell'Egitto Settentrionale. È una corsa contro il tempo, è una corsa contro funzionari di dogana corrotti ed annoiati, è una corsa attraverso aereoporti maleodoranti ed autostrade buie, ma oramai la meta è a portata di mano. Sipping Jetstreams è fatto anche di questo. Ma non solo. Concepito dalle menti di Taylor Steele e Dustin Humphrey, questo ambizioso progetto ha come obiettivo quello di documentare l'esperienza del viaggio alla ricerca di onde in luoghi insoliti ed affascinanti, e raccontarli attraverso le sequenze di un film in 16mm e le pagine di un libro fotografico. Dal Marocco all'Egitto passando per i Caraibi, il Giappone, la Cina, l'Indonesia e l'Italia, l'eclettico duo ha viaggiato in lungo e in largo, impregnandosi di odori, immergendosi nei luoghi, nelle culture e nelle tradizioni per cogliere l'essenza di un'esperienza unica nel suo genere. Ad accompagnare Dustin e Taylor in questa ennesima avventura sono l'esplosivo goofyfooter di San Clemente Mike Losness, l'astro nascente del surf australiano Yadin Nicol, ed il giovane e carismatico surfista californiano Alex Gray. Il minibus viaggia spedito attraverso la notte del deserto quando un rumore metallico, seguito dall'inconfondibile bofonchio di un pneumatico squarciato, rompe il silenzio che avvolge il nostro piccolo convoglio. Sto per caso sognando? Forse si, ma risvegliatomi dall'iniziale torpore impiego poco a rendermi conto che siamo fermi al lato della strada con il minibus insolitamente inclinato su un lato. Incuriosito da un'animata conversazione che sento giungere sommessamente dall'esterno decido di scendere a dare un'occhiata. Gli occhi impiegano alcuni secondi ad abituarsi all'oscurità, e la mia attenzione viene subito attratta da Ahmed e Samir, le nostre guide locali, che discutono animatamente attorno ad uno dei pneumatici anteriori pronunciando frasi incomprensibili in arabo e puntando ripetutamente il dito verso qualcosa nel buio. Nonostante l'aria del deserto sia di un freddo asciutto e pungente, Ahmed è evidentemente sudato e si comporta in un modo stranamente nervoso. La sensazione che qualcosa non sia andata per il verso giusto è ben più di un semplice presentimento: 'Cosa succede ragazzi?' chiedo timidamente.'Oh, niente..va tutto bene. Torna pure a dormire ora. Va tutto bene.' 'Mh..ok. Vado a fare pipì.' Mentre mi incammino lungo il ciglio della strada in cerca di un po' di privacy, vedo sopraggiungere un grosso camion che illumina con i potenti fari anteriori un oggetto metallico riverso nel mezzo alla strada. Fisso lo sguardo nello stesso punto, ormai ripiombato nella più completa oscurità, aspettando che venga di nuovo illuminato dai fari di qualche altro veicolo di passaggio, e dal momento in cui mi sembra di riconoscere dai raggi contorti la ruota di una bicicletta non riesco a trattenere un terribile presentimento'Sta succedendo davvero? Continuo a camminare, e non passa molto prima che scorga una sagoma scura ed immobile sul lato della strada. Potrebbe essere parte di un carico disperso da uno dei tanti camion di passaggio, oppure potrebbe essere un animale morto dopo essere stato investito'potrebbe essere tutto, ma in realtà quella sagoma immobile appartiene ad un uomo. Ti prego fa che non sia vero'fa che mi sia sbagliato, fa.. Ma è tutto tragicamente vero. Faccio per avvicinarmi, e quando arrivo a meno di un metro da quell'uomo non impiego molto a capire che è morto. Senza scendere nel dettaglio, quando una persona è ridotta in un simile stato non serve essere un dottore per capire se è viva o morta. Resto immobile fissando il corpo di quell'uomo per alcuni minuti, incapace di muovere un passo e con la mente affollata da mille pensieri'chi era quest'uomo? aveva famiglia? aveva una moglie, dei figli? dove andava? da dove veniva? Quando torno al nostro bus Ahmed e Samir stanno ancora discutendo.'Abbiamo investito noi quell'uomo?' chiedo. 'Quale uomo?' 'Quale uomo? Te lo dico io quale uomo, Samir. C'è un uomo morto laggiù, e voglio sapere se lo abbiamo ucciso noi! Lo abbiamo investito noi, Samir?' Samire tace, e solo dopo un lungo silenzio Ahmed si decide finalmente a parlare: 'No. Noi abbiamo investito solo la bici'il camion che ci precedeva lo ha investito ed ucciso.' Le parole di Ahmed alleviano per un attimo il groppo che ho in gola, e dopo aver dato una rapida occhiata alla parte anteriore del minibus mi convinco che forse sta dicendo la verità. L'urlo distante di una sirena mi distoglie da quel terribile pensiero, ed in pochi secondi veniamo circondati da una decina di poliziotti scesi al volo da due camionette piombate su di noi a tutta velocità. Hanno tutti dei folti baffi neri che incorniciano un'espressione incazzata, e quando iniziano ad urlare decine di domande in faccia a Samir ed Ahmed, nonostante io non capisca l'arabo, non ci metto molto a capire che stiamo per finire nei guai. Che bel quadretto' un bus con turisti americani ed europei investe un uomo nel bel mezzo del Sahara egiziano, a centinaia di chilometri dal consolato più vicino e da qualcuno disposto ad ascoltarti'e a crederti. Siamo finiti in un mare di guai ancora prima di essere arrivati al mare! Poi all'improvviso le radio delle camionette gracchiano qualcosa di incomprensibile in arabo, ed i poliziotti spariscono nella notte con la stessa velocità con cui erano comparsi.'Hanno trovato il camion che ha investito quel poveretto! Siamo salvi' siamo salvi!' esulta Samir. Si, siamo salvi solo noi. Quando il sole sorge dalle dune riprendiamo il viaggio verso nord. Ci allontaniamo senza riuscire a distogliere lo sguardo dalla sagoma di quell'uomo che vediamo svanire in una nuvola di polvere dietro di noi. All'interno del bus cala il silenzio più totale. Un attimo di raccoglimento più che dovuto.

'Allah è colui che ha messo il mare a vostra disposizione, così che le vostre imbarcazioni possano solcarlo secondo la Sua volontà e voi possiate entrare nelle Sue grazie ed essergli riconoscenti.' ' tratto dal Corano, Sura XLV Al-Jathiya, versetto 12.

Il sole è ormai alto quando finalmente scorgiamo Alessandria e la costa del mar Mediterraneo in lontananza, e bastano pochi minuti perché l'autostrada a quattro corsie converga direttamente sul trafficato lungomare della città. Da un lato sta il mare, che brilla di quei toni cangianti dal blu al turchese tipici del Mediterraneo, ed esplode con schiume bianchissime sui tanti reef disseminati lungo la costa; dall'altro lato sta Alessandria, una sconfinata distesa di palazzoni fatiscenti alti più di venti piani ammassati uno di fianco all'altro che si estende a perdita d'occhio. Da qualche parte non lontano da qui, sommersi probabilmente sotto questa sterminata colata di cemento, ci sono i resti di quelli che ancora oggi sono considerati i due monumenti più rappresentativi del fasto e del prestigio di cui la città godeva nell'antichità: uno è il mitico Faro di Alessandria, una torre in blocchi di pietra alta centocinquanta metri il cui fascio luminoso era visibile anche a cinquanta miglia di distanza, che venne raso al suolo da un violento terremoto ed è ancora considerato una delle Sette Meraviglie del mondo antico. L'altro è la famosa Biblioteca che, con oltre settecentomila volumi, costituiva la più grande raccolta della conoscenza e della cultura di tutta l'antichità e che fu distrutta da un incendio devastante. Oggi basta una rapida occhiata per convincersi che oltre quattro milioni di Egiziani vivono in una città ormai ridotta all'ombra di se stessa dalla speculazione edilizia, ed il loro numero arriva a raggiungere punte di dieci milioni durante i mesi estivi. Mentre guidiamo sul lungomare cittadino avvistiamo diversi spot che sembrano avere del potenziale, ma che a causa di massicci interventi di protezione della costa sono ridotti a disordinati close out. La filosofia ispiratrice di queste opere sembra essere stata dettata da una drastica semplicità: costruire dei muri frangiflutti lungo tutta la costa in modo da creare delle placide lagune di acqua calma (e stagnante) in cui i turisti possano sguazzare d'estate. Per nostra fortuna i lavori non sembrano proseguire ad un ritmo eccessivamente serrato, e proprio di fronte all'imponente Palazzo Presidenziale all'estremità orientale della città troviamo un beachbreak divertente che offre picchi ripidi e puliti sul metro e mezzo che terminano con una potente risacca. Su queste onde, divertenti ogni oltre aspettativa, i ragazzi fanno sfoggio di tutto il loro talento di fronte all'obiettivo di Dustin ed alle due macchine da presa coordinate da Taylor, attirando ben presto l'attenzione di una piccola folla che si assiepa sulla passeggiata del lungomare. Yadin ed Alex esprimono tutto il meglio del loro repertorio di tube rides e rotazioni aeree sulle destre dando vita ad uno spettacolo degno della finale di un air show, mentre Mike, ancora convalescente da un infortunio al collo, preferisce concentrarsi sulle corte e ripide sinistre che aggredisce alla velocità della luce. A pagare il prezzo di questo spettacolo è sicuramente il quiver di tavole che abbiamo con noi, che in tre giorni di surf viene letteralmente decimato. Delle iniziali dodici tavole che avevamo solo cinque sopravvivono al beach break di Alessandria, con grande gioia di un gruppo di bimbetti locali cui lasciamo le tavole da riparare. Fino ad oggi l'unico ragazzo del posto a possedere una tavola da surf era stato Nasser, studente universitario e difensore della squadra nazionale di pallanuoto, che incontriamo in spiaggia la mattina del terzo giorno. Insieme a due suoi amici divide una tavola da surf acquistata su internet della quale non ha mai ricevuto le pinne, e quando finalmente gliene regaliamo un set esclama divertito: 'Mi sembrava che mancasse qualcosa!' Al termine della nostra ultima session in città un numeroso gruppo di ragazzini curiosi si assiepano attorno al minibus per ispezionare le nostre tavole, facendoci domande di ogni tipo ed accaparrandosi la paraffina, le magliette o e gli sticker che lasciamo loro e ricambiandoci con un'accoglienza splendida ed inaspettata. 'Non posso credere che abbiamo appena surfato in Egitto'adesso portatemi alle Piramidi!' esclama euforico Alex e così, una volta raccolte alla rinfusa le mute e caricate sul minibus le tavole, dopo mezz'ora appena ci ritroviamo di nuovo in viaggio attraverso il Sahara in direzione di Giza. Sotto il torrido sole di mezzogiorno vediamo sfilare attraverso i finestrini il deserto, che qui si fa brullo e pietroso, e la cui monotonia è interrotta di tanto in tanto solamente da qualche oasi, ciuffi di verde intenso in un paesaggio desolato di polvere rossastra.

'Se ti dedicherai a fare del bene durante la tua vita, riceverai tu stesso del bene; se ti dedicherai a fare del male, tu stesso riceverai del male.' - tratto dal Corano, Sura XVII Al Isra, versetto 7.

Manca quasi un'ora all'alba quando la voce del Muezzin richiama i fedeli per la seconda preghiera della giornata. Trasmesse da altoparlanti arrugginiti posti sulla sommità di alti minareti, si levano le cantilene che riecheggiano fra gli edifici e si perdono nella notte de il Cairo. Il Cafè de la Juenesse dall'altro lato della strada è affollato di uomini che bevono tè alla menta e fumano Marlboro rosse anche a quest'ora del mattino, ed il nostro uomo, come stabilito, è già qui che ci aspetta. È lui che ci guiderà, a dorso di dromedario, attraverso un percorso normalmente precluso ai turisti, all'interno del sito archeologico di Giza, dove si trovano le Piramidi e la Sfinge. Disposti su di un'unica fila, costeggiamo in silenzio l'alto muro di cinta del sito per una mezz'ora finché non arriviamo ad una 'interruzione' nella recinzione, quindi impieghiamo un'altra mezz'ora al trotto per giungere oltre la cima di una gigantesca duna di sabbia, ma una volta arrivati la vista che ci si pone di fronte è di quelle che tolgono il fiato: in un rituale che si ripete da più di quattromilacinquecento anni le Piramidi, ancora avvolte dalla finissima nebbia del mattino, si colorano lentamente di tinte sempre più accese che virano dal rosa pallido al giallo. Prima quella di Keope, la più alta, poi quelle di Kefren e Micerino ed infine la Sfinge osservano impassibili la nascita di un nuovo giorno. Il silenzio dal quale siamo avvolti, rotto solo dal ritmico cigolio del time laps collegato alla macchina da presa, fa da colonna sonora allo spettacolo cui stiamo assistendo. Seduti a semicerchio cerchiamo di scaldarci attorno al fuoco che la guida ha acceso per preparare del tè, e assorti nei nostri pensieri contempliamo la nascita del sole sopra le Piramidi lasciandoci andare a riflessioni su questo viaggio che sta per volgere ormai al termine. 'Visitare questa parte del mondo ' dice Taylor - era un'esperienza che da tempo avevo in mente di fare. Ho sentito così tante storie prima di partire che sinceramente all'inizio ero un po' nervoso, pensavo che la gente potesse avercela con noi perché siamo americani, oppure che il nostro albergo potesse essere oggetto di un attentato. Negli Stati Uniti e in Europa i media dipingono la cultura dei paesi di fede islamica come estremamente violenta, ma la verità si apprende solo visitando di persona questi paesi.' Il bello dei viaggi dopo tutto è proprio questo, è andare a vedere con i propri occhi oltre i pregiudizi e le verità di comodo, è trovare onde che altri non hanno cercato, è imbattersi in situazioni inaspettate in paesi lontani'e raccontarlo al resto del mondo. In due parole, è questo che facciamo qui ed è questo che documenta Sipping Jetstreams.

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