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AL MAGHEREB
L'ultima terra dove tramonta il sole
a cura di Leonardo Santini Condividi SurfNews


Dio, Nazione e Re. Le tre parole sono disposte a triangolo e la prima costituisce ovviamente il vertice alto. L'enorme scritta creata con decine di grosse pietre sovrasta il paesaggio mentre ci si allontana da Agadir in direzione nord. Al tramonto le lettere vengono completamente illuminate e diventano visibili anche da molto lontano nel buio della notte. Queste sono le parole che dovrebbero guidare la vita di ogni abitante del Marocco. Forse le hanno scritte, come una specie di pro-memoria, proprio perché Agadir è una città un po' diversa dal resto del paese. Dopo un disastroso terremoto nel 1960 venne ricostruita e concepita come località balneare e oggi i suoi hotel di lusso accolgono un continuo flusso di viaggiatori, organizzati in brevi vacanze dall'Europa, e facoltosi turisti marocchini e sauditi. A Nord, oltre uno sviluppato complesso portuale commerciale e di pesca, inizia un tratto di costa fra i più popolari dell'Atlantico per chi viaggia con la tavola da surf. La fama sulla qualità delle onde iniziò a diffondersi a partire dalla fine degli anni sessanta. In quel periodo si insediarono alcune comunità hippy, come quella di Diabat, un villaggio berbero a sud di Essaouira, che divennero molto popolari anche grazie alla presenza di personaggi famosi come Jimi Hendrix. I freakettoni portarono con sè le prime tavole e si avventurarono lungo la strada costiera verso sud fino a giungere nei dintorni del villaggio di Taghazout, scoprendo quello che allora doveva essere un paradiso di destre lunghe e completamente deserte. A sud di Cap Ghir si riduce notevolmente l'esposizione diretta a quei venti atlantici occidentali che in altri tratti del litorale soffiano praticamente perenni, e se si osserva la mappa degli spot, con i loro nomi curiosi e inquietanti, colpisce la rapida successione di point e beach-break. Si attivano al meglio in condizioni diverse offrendo, in ogni condizione di mare, onde di buona qualità. Sono soprattutto surfisti europei ad arrivare qui e tanti di voi avranno già visitato questi luoghi, magari in corrispondenza di una mareggiata di una certa misura, quando l'altezza delle onde si accompagna ad una spettacolare perfezione.

COME STANZE

'Mamma che paura ragà' continua a ripetere Daniele appena uscito dall'acqua con la sua 6.3 verde ed i capelli rosa. È stato l'unico di noi a cambiarsi d'istinto e a buttarsi, dopo un attimo di esitazione, fra le enormi masse d'acqua che si stanno srotolando sul reef più esterno di Boiler. Purtroppo non ha avuto neppure il tempo di studiare un po' il picco e le onde, dopo qualche set dalla forma ancora abbastanza buona la marea sta rendendo queste schiume giganti sempre più piatte, e quasi insurfabili. La mattina per noi era iniziata con il mare praticamente piatto, e proseguita su un picco sinistro di circa un metro, in progressivo miglioramento, nel beach break esposto della grande spiaggia di Tamri. La mareggiata seria ci sorprende invece nella luce del tramonto sulla via di casa, quando ci ritroviamo privi della forza fisica e psicologica necessaria per correre in mare a tentare di prendere almeno uno di quegli enormi muri d'acqua prima del buio. Daniele si toglie la tre-due e ci spostiamo più a sud, a Dracula. Parcheggiamo e ci sediamo sul bordo della scogliera: lo spettacolo è da togliere il fiato. Ci sono ancora quindici-venti minuti di luce al massimo, e in acqua sono appena entrati Josè Gregorio, professionista portoghese, e il giovane e fortissimo Dane Raynolds. Le onde sono di sicuro oltre i tre metri, e quando i due scompaiono dietro il labbro i tubi sembrano grandi come stanze. Stefano li paragona per forma e qualità a quelli che ha visto rompere a Jeffrey's Bay, dalla parte opposta del continente africano. Arriva anche Karim (la nostra guida locale, a digiuno dall'alba per il Ramadan), si cambia al volo e rema in gran fretta verso il picco abbastanza lontano da riva. Mentre risale la line-up anche lui osserva l'americano che chiude in serie manovre impossibili e lo vede sorridere in piedi sulla tavola durante quei lunghissimi secondi in cui noi lo perdiamo di vista. L'ampiezza delle sue linee sull'onda e la velocità con cui le disegna sono davvero sorprendenti. Nel frattempo il portoghese sta già uscendo e torna a riva con la sola metà posteriore della tavola. Mentre si fa buio siamo ottimisti per l'indomani, ma purtroppo quella sarà l'ultima volta che nella nostra breve permanenza vediamo rompere i tubi grandi e perfetti dei reef esterni.

LUNA PIENA

Al di là di questa giornata 'particolare' la nostra routine marocchina è fatta di continui tragitti più o meno lunghi a bordo delle Fiat Uno bianche che abbiamo noleggiato. Siamo in sette a distribuirci sulle due auto: oltre ai rider Giuliani, Falcetta e Palatella, ci sono Giacomo di Globe, Roberto, Emi ed io della troupe media. Praticamente una folla, anche se non entriamo mai in acqua contemporaneamente. In ogni caso in questo periodo (Ottobre) la stagione surf qui è appena iniziata, per il momento non conta che poche presenze e non esiste alcun problema di affollamento. Karim gestisce il camp dove alloggiamo e ci assiste per ogni nostra esigenza, è l'unico surfista locale marocchino proprietario di un camp. Fa surf da quando era bambino, e ce ne accorgiamo quando trova il tempo di prendere qualche onda con noi. Ci trasferiamo spesso da uno spot all'altro, ma riusciamo a farci solo un'idea di massima su ciò che dobbiamo aspettarci da ognuno al variare dei diversi fattori. Prevedere l'evolversi delle condizioni sembra impossibile. La luna è piena, e determina una fortissima escursione di marea, capace di cambiare volto alle onde in brevissimo tempo. La direzione della mareggiata, che può variare decisamente anche da un giorno all'altro, è determinante per il buon funzionamento di uno spot piuttosto che un altro. Infine anche il vento durante il giorno cambia direzione ed intensità senza alcuna regolarità. Nonostante ci manchino dati meteorologici aggiornati, riusciamo comunque a concretizzare diverse session in condizioni davvero buone, il più delle volte sulla destra potente ed impegnativa di Boiler. Lo spot prende il nome dalla grande caldaia di una nave che, dopo il naufragio, è rimasta incagliata sul fondo. Ora questo rottame è diventato parte integrante dello spot e crea un canale senza il quale l'accesso alla line-up risulterebbe davvero difficile. A pochi metri di distanza le onde iniziano a sollevarsi succhiando una gran quantità di acqua dal tavolato di roccia. A differenza di Anchor, qui non c'è sabbia a ricoprire il fondale, ma solo un sottile e scivoloso strato di alghe. Non è difficile ritrovarsi alla fine dell'onda in piedi sulle rocce, con la schiuma delle altre onde del set che incombe. Ognuno ha nei piedi tagli e ferite di varia grandezza e anche fuori dall'acqua il terreno è ostile al piede nudo: le rocce sono taglienti, i piccoli sassi della ghiaia pungono così come le spine delle macchie di vegetazione secchissima che vive qui.

TAGHAZOUT

Durante il giorno facciamo tappa in uno dei piccoli ristoranti che dominano da una terrazza il centro di Taghazout, ovvero quella parte dell'abitato attraversato dalla strada litoranea in cui si concentrano i servizi e le attività commerciali, tra cui almeno tre diversi piccoli surf shop. Da qui si può osservare l'atmosfera tranquilla in cui la realtà quotidiana degli abitanti del villaggio si incrocia con quella vacanziera della comunità cosmopolita di visitatori surfisti e non. Molti di questi ultimi sono arrivati fino a qui via terra, dopo aver passato Gibilterra e attraversato tutto il nord del paese. Alcuni viaggiano su grossi mezzi concepiti per affrontare lunghi tragitti nelle regioni desertiche sahariane e fanno tappa qui per poi proseguire verso sud. Anchor Point rompe proprio davanti al villaggio, lo controlliamo ogni mattina al risveglio dall'ampia terrazza che ospita i nostri bungalow, ma rompe di rado. Le sue destre facili e regolari sono fra le più frequentate, non adatte ai principianti ma l'ideale per chi vuole migliorare il proprio livello tecnico e stilistico. Tre diverse sezioni si congiungono, la prima inizia dove la linea di rocce che disegna il point rimane praticamente sommersa, ed è quella in cui l'onda frange con un po' più misura. Poi la parete si appiattisce e si mantiene radente alle rocce prima di irripidirsi di nuovo in uno splendido e ancora lungo inside. Con il fondale per la maggior parte ricoperto di sabbia e un accesso decisamente più agevole e pratico, questo è uno spot nel complesso permissivo, specie se paragonato a Boiler.

IMMESUOANE E TIFNITE

Proseguendo oltre Tamri verso nord il paesaggio costiero continua per un pò uguale, con le falesie di arenaria che si alzano e si abbassano interrotte a tratti da piccole spiagge. Poi la strada si allontana dalla costa e si arrampica tra colline e vallate nell'ambiente uniforme del bosco di Arganie. È un paesaggio arido e brumoso in cui queste piante crescono spontaneamente e rappresentano l'unico pascolo possibile per le capre. Se ne possono vedere fino a una decina mangiare arrampicate fino all'estremità dei rami di un singolo albero, incuranti delle spine. Al di fuori del sommesso rumore delle bestie quest'ambiente è dominato da un silenzio raro, assoluto, in cui gli anziani e bambini che di solito vengono incaricati per il controllo del gregge, rimangono immersi per ore. Dopo diverse decine di chilometri dietro l'ennesima curva si apre un paesaggio meraviglioso: la collina ci si affaccia sulla punta di Immesuoane che penetra nel blu acceso dell'oceano mentre le linee della mareggiata vi girano attorno modificando la propria direzione di quasi novanta gradi prima di rompere perfettamente regolari. Purtroppo quando scendiamo nei pressi del porticciolo, fra decine di cammelli che in quel momento stanno pascolando lungo le strade, scopriamo che tutta questa perfezione è alta non più di ottanta centimetri, e ci costringe a ripiegare sul più esposto break esterno. Anche andando verso sud oltre Agadir, la strada si allontana dalla costa, ma il paesaggio che costeggia il parco nazionale di Souss-Massa è più vario e si incontrano anche tratti di foresta e campi coltivati. A Tifnite, il villaggio di pescatori dove siamo diretti, con l'auto non ci si arriva neppure, dobbiamo percorrere un lungo tratto a piedi sulla spiaggia per arrivare ai suoi stretti vicoli. Le case sono costruite sulla punta di roccia che protegge la baia, alcune a pochi metri dall'acqua. Hanno il tetto piatto e i muri molto spessi, nello stile delle tradizionali abitazioni locali, capaci di limitare l'escursione termica. Questa caratteristica climatica è comune ai diversi ambienti naturali presenti in Marocco, conosciuto come 'il paese fresco dal sole che scalda', e raggiunge valori estremi nelle aride zone desertiche. Purtroppo lo spot oltre il paese non sta funzionando e siamo costretti ad abbandonare questo luogo affascinante senza entrare in acqua.

IL RAMADAN DI KARIM

Le guide turistiche sconsigliano in genere di visitare un paese di religione islamica durante il periodo di Ramadan, la ricorrenza che celebra il mese in cui è stato rivelato il Corano. L'intero paese rallenta in ogni sua attività nel corso di questo momento di purificazione, dall'alba al tramonto i musulmani si astengono dal mangiare, bere, fumare e avere rapporti sessuali. Anche il ristorante che normalmente serve gli ospiti del camp è chiuso, così finiamo per invadere quasi ogni sera l'atmosfera familiare del salotto di Karim. Come in ogni casa marocchina, anche qui l'iftar, interruzione del digiuno, è ogni giorno un momento di festa che si accompagna con un abbondante numero di piatti sia salati che dolci, molti dei quali ricette tipiche di origine berbera. La moglie di Karim cucina molto bene e ne prepara in gran quantità anche per la nostra cena. Il menu è ogni volta a sorpresa, assaggiamo diverse varianti casalinghe delle principali specialità marocchine, ricche di spezie, legumi e verdure. 'Letteralmente è la rinuncia a ogni piacere' mi spiega Karim riguardo al Ramadan, ma più che le sue parole, è il modo in cui lo vediamo resistere ogni giorno alla sofferenza delle privazioni a farci riflettere sul suo significato. Parlando scopro fra le altre cose che non tutti lo osservano con uguale rigore. Ho l'impressione che Karim ci stia invece mettendo un serio impegno, anche se è stato lui stesso ad averci confessato di non essere troppo religioso. Partecipare e condividere le pene del digiuno è, al di là delle forza della propria fede, una forma di rispetto verso i valori dell'universo culturale a cui appartiene ed ha un valore simbolico socialmente rilevante.

FRONTIERE

Nessuno del gruppo è particolarmente attratto dalla vita notturna del centro di Agadir. Ci capita di doverci andare qualche volta durante il giorno, ma non essendo un luogo di particolare interesse non vi rimaniamo più del necessario. In una di queste visite compro un quotidiano italiano già vecchio di un giorno. Durante il nostro 'ritiro' nella piccola Taghazout, nel mondo si parla di Marocco, in particolare della situazione sempre più drammatica alla frontiera con la Spagna. I migranti rimangono a lungo nascosti nei monti nei pressi dell'enclave spagnola di Ceuta e Melilla, quando riescono a formare un gruppo abbastanza numeroso si avvicinano alla doppia rete di filo spinato che protegge la frontiera armati di lunghe scale fabbricate con la legna dei boschi, e la assaltano in massa. Dei quattrocento che hanno provato ad attraversare durante l'ultimo disperato tentativo ne sono stati arrestati duecentonovanta, molti i feriti, e in sei sono morti uccisi dalla polizia di frontiera ufficialmente 'per legittima difesa'. Si aggiungono ai migliaia che sono morti negli ultimi anni tentando di superare la frontiera via mare nei dintorni dello stretto. Questi poliziotti sono i guardiani del sogno della vita degli abitanti del primo mondo. Controllano la frontiera più disuguale della terra, in cui tra un lato e l'altro ci sono quattordici punti di differenza nel livello di reddito pro capite. A sud invece, la frontiera è contesa e l'enorme regione del Sahara occidentale, attende un referendum sull'indipendenza di cui si discute dal '92. Per ora il popolo Saharawi vive in un una sorta di limbo, distribuito nei campi profughi amministrati dalle Nazioni Unite sul territorio o rifugiato in quelli di Tindouf in Algeria. Così come nel limbo centinaia di marocchini detenuti dal Fronte del Polisario come prigionieri di una guerra ferma da più di dieci anni.

BAGNO PUBBLICO

Non avevo idea di quale fosse la struttura di un hammam. Questo è piuttosto essenziale e si compone di tre diverse camere totalmente ricoperte da piastrelle semplicemente decorate. Il pavimento nella stanza in fondo, maggiormente riscaldata, in certi punti quasi scotta e converge verso il centro per raccogliere l'acqua. Molto tempo in fatti lo passiamo a riempire i nostri secchi e le nostre docce sono più frequenti e abbondanti di quelle degli altri avventori. Non amo particolarmente le pratiche ed i riti termali, ma questo conclude bene il nostro soggiorno qui. La maggior parte del gruppo è già dovuta partire per impegni vari, tra cui gli europei di Lisbona. Il giorno dopo questo angolo nordafricano dell'Atlantico ci regala ancora una giornata di mare glassy e totale assenza di vento. La trascorriamo sulle onde chiare, trasparenti, altezza testa in un piccolo e isolato point sinistro poco a nord di Taghazout. Siamo arrivati nuotando e a riva dietro di noi ci sono solo scogliere alte, cunicoli e grotte. Il resto del mondo sembra davvero lontano mentre ci alterniamo per ore sulle pareti migliori dei generosi set che sembrano rompere solo per noi. Nella notte Karim accompagna anche noi all'aereoporto, siamo tutti pestati dal sonno. Ci salutiamo nella hall delle partenze, deserta. 'Ssalamu 'lekum, boys', recita Karim con la mano destra sul cuore. Lo ringraziamo con poche parole, 'La pace sia anche con te'.

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