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STRANE STAGIONI

a cura di Antonio Muglia Condividi SurfNews

VERSO CASA

Imponenti blocchi di granito di Gallura sfilano accanto alla strada che percorro per tornare verso Sassari. Stanno lì tra i monti e svettano molto più in basso del cielo. Un cielo che stanotte promette solo pioggia e Maestrale. Impassibile nella mia guida percorro i quasi cento chilometri di strade sconnesse e sempre troppo intasate dai camion che mi separano da casa. Erano mesi che non venivo in Gallura. In effetti non ne sono poi così contento, se non per il fatto di esserci venuto per trovare un amico che non vedo da due anni. In effetti io, come molti altri miei conterranei, non sentiamo questa terra proprio come Sardegna. Forse esagero, ma ogni volta che ci capito ne apprezzo i paesaggi ma ho la netta sensazione di trovarmi in un luogo qualsiasi della penisola. Probabilmente infatti c'è solo quello di veramente sardo laggiù. Le genti in estate, per il grosso flusso turistico, sembrano aver perso il nostro accento mischiati a veline, calciatori, personalità politiche di spicco, giornalisti. I veri abitanti li incontri solo in inverno. La Sardegna in estate vive infatti un particolare momento d'euforia che va poi svanendo già dagli ultimi giorni di caldo, o di vacanze dei così detti v.i.p., che caso strano, coincidono proprio con l'inizio del campionato di calcio. Sino a questo punto nulla di strano nell'estate sarda. Quello che invece mi stupisce mentre sono al volante della mia modestissima auto, è il fatto che domani, proprio in questa Dysneyland sarda inizia una atipica mareggiata di maestrale. Strana perché nonostante non abbia i dati statistici delle onde, io e con me tutti i surfisti sardi, stiamo surfando ben più del previsto.

ANCORA ONDE? NO GRAZIE!

In Sardegna l'estate inizia presto ma per certi versi tardi. Non è un gioco di parole. Ad esempio, ho dovuto portare la muta invernale sino a giugno ma le prime ondate di caldo e di relativi inseguimenti di scadute per la costa nord ovest con tenda al seguito sono iniziate già a aprile. Inoltre per molti l'inverno '04 è da ricordare come uno dei più ondosi degli ultimi anni ma anche come quello più freddo. Se infatti il nord Italia era bene o male preparato ad affrontare tali intemperie atmosferiche il centro sud era totalmente ammutolito da tanto gelo. Basta ricordare l'esempio forse più eclatante di quel periodo: la paralisi che ha colpito arterie stradali come la Salerno-Reggio Calabria o, per parlare di Sardegna la Carlo Felice, superstrada che collega i principali centri regionali. Ma tra tutto questo la cosa peggiore è stata il perdurare della mancanza di sole, spesso presente in abbondanza in queste regioni anche d'inverno. Ecco allora che i primi pallidi soli d'aprile a molti di noi sembravano già estate. Non è difficile immaginare dunque lo stato d'animo della maggioranza dei surfisti in presenza di tante mareggiate, tutte condite con venticinque gradi di acqua e trenta gradi di aria. Dopo innumerevoli ore passate in mare e una manciata di swell spese calcolando con il misurino il tempo da dedicare a quello che ho imparato a chiamare 'la vita normale', la mia voglia di surfare si è assopita. Ho avuto giorni critici a metà agosto durante i quali ho preferito restare a casa a leggere un libro piuttosto che indossare la muta bagnata del giorno prima. C'è voluto qualche giorno per riprendermi da quella orrenda mareggiata piovosa. Fattostà che nei momenti conclusivi delle lunghe swell che hanno battuto la costa ovest la frase che ho sentito più spesso tra i miei compagni di surf è stata: 'Con queste onde sono a posto per almeno due settimane' o ancora (quando la mareggiata era ancora in corso) 'ma quando finiscono le onde? Io devo lavorare!'. Più semplicemente guardando le mappe del vento a lunga scadenza e vedendo ancora tracce di maestrale a venti nodi in arrivo, tra me e me ho spesso pensato: 'Ancora onde? No grazie!'

BUONGIORNO MEDUSA

Tutto iniziò una calda e soleggiata mattina di fine Aprile. Il mio risveglio in tenda quel giorno si rivelò umido, per la condensa accumulata durante una notte di primavera. La prima priorità dopo una corta notte ad aspettare la scaduta, è vedere come sono le onde. Così fu. Mentre piazzavo il cavalletto, già alle sette e mezza del mattino, pensavo a quanto sbagliate furono le mie previsioni di trovare uno degli spot più belli del sud Sardegna nel meglio della sua forma. Invece Vittorio Casu e Marco Pistidda che danzavano per me là fuori si accontentavano di quella piccola mareggiata da ponente dalle onde troppo piccole e corte. Al quarto rullo che la macchina riavvolgeva diedi uno sguardo al sole e decisi di metter via tutta l'attrezzatura e godermi qualche piccola onda prima di incamminarmi verso casa. L'acqua era ancora fredda, ma non esageratamente. Tanto comunque da costringermi a usare la quattro tre. Appena giunto sul picco poco affollato mi accorsi della sorpresa che mi aspettava. Tante piccole meduse rosse e viola mi nuotavano allegramente intorno. Dopo un primo momento in cui presi in considerazione il fatto di filarmela a riva decisi di voler surfare le mie onde, meduse o non meduse. Una mezzora più tardi ero vicino a una pozza d'acqua, intento a non urinarmi sui vestiti e cercando di centrare i miei piedi e una mano, che minuto dopo minuto si gonfiavano sempre più per colpa di quei filamentosi esserini. Ma chi è la medusa? In mitologia greca è una delle tre Gorgoni (Medusa, Steno e Curiale). La Medusa è la più nota e l'unica mortale, dall'aspetto mostruoso e capace di pietrificare chiunque la fissasse negli occhi. Fu uccisa da Perseo che le mozzò il capo. Da l'età ellenistica in poi nell'icononografia comune la Medusa ha il volto di una giovane donna agonizzante che ha serpenti al posto dei capelli. Da allora a fine settembre i miei incontri ravvicinati con questa signora sono stati non meno di quindici. Ma è possibile che siano venute qua in tanta abbondanza per colpa dell'innalzamento della temperatura delle acque? Secondo Andrea Cossu, biologo marino con trentacinque anni di esperienza, l'innalzamento della temperatura non c'entra. Si tratta perlopiù di un fenomeno casuale che ogni tanto si ripete, a volte quasi con caratteristiche di ciclicità e lo paragona a quell'invasione delle più innocue velelle di due anni fa. Anche loro giunsero in queste acque per puro caso. Quindi nessuna causa naturale precisa. Che Medusa forse voglia prendere possesso degli esseri umani e della terra o, ancora peggio, resuscitare nella sua forma mitologica e pietrificarci tutti con il suo sguardo?

ADDIO CARE VACANZE

Il primo sintomo della fine delle vacanze l'ho percepito al primo fresco d'agosto. Sebbene la stagione turistica non fosse andata bene neanche prima, gli imprenditori di settore speravano in una ripresa. Il nostro amico vento purtroppo ha rovinato la festa a loro e a molti turisti. Quelli almeno che hanno scelto la Sardegna occidentale per fare il bagno in acque calme. Quasi tutte le spiagge a ferragosto erano deserte grazie ai trenta nodi di maestrale che agitavano il mare e producevano onde insurfabili. I giorni successivi l'acqua è diventata fredda e il cielo faceva i capricci. Così per quattro giorni è piovuto ad intervalli durante i quali il sole non compariva mai e la temperatura dell'aria non saliva oltre i venti gradi. Immerso nel mio felpone mi sono ritrovato a scrutare le onde. Ogni tanto un mio starnuto interrompeva i ricordi e il mio stato d'animo, entrambi improvvisamente catapultati in un gelido futuro prossimo, evocato da quei brividi di freddo tipici dell'inverno. Le città costiere, abituate ad essere animate di notte furono prese d'assalto dai vacanzieri di giorno e nei giornali tv e in tutti quelli stampati si iniziava a parlare di controesodo, sei milioni di macchine sulle autostrade italiane e traghetti e aerei a pieno carico. 'L'estate è finita ' mi sussurra il vento gelido. Sarà, ma a Settembre in Sardegna è tornato a splendere il sole, e le onde dopo una breve pausa di alta pressione sono tornate più cariche di energia di prima.

GLI ULTIMI GIORNI D'ESTATE

'Antò rallenta, rallenta! Guarda che nebbia! I fari della tua macchina non illuminano un tubo!' Vittorio Casu dal sedile passeggero della mia auto mi mette ansia. Vado a cinquanta all'ora nel punto più alto della Carlo Felice e al sabato diciassette di Settembre quassù una fitta nebbia mi costringe a rallentare ed usare la corsia di sorpasso per orientarmi con le luci catarifrangenti del guard-rail. Prima di partire pioveva ed una fitta pioggerella scende ancora riducendo ulteriormente la nostra visibilità notturna. Una cinquantina di chilometri verso sud-ovest il nostro amico Wacca ci aspetta guardando la televisione disteso sul divano del suo Resort. 'Sveglia ragazzi, a Sa Mesa ci sono due metri senza vento'. E' così che apro gli occhi per la prima volta l'indomani mattina. Gianmarco ha dei buoni metodi per svegliare i suoi clienti e questo è quello che preferisco. E' ovvio che non può essere vero quello che ci ha appena detto ma ha lo stesso effetto su di noi. Io e Vittorio scattiamo in piedi, diamo uno sguardo agli alberi della aperta campagna per verificare la forza del vento e in mezz'ora siamo in macchina per fare il check della situazione. Gli spot della zona sono ancora deserti, la luce pessima e le onde non sono ancora nulla di speciale. Entriamo in acqua e ci godiamo il metrino in serie che il mare delle otto di mattina ci regala aspettando che lo spot più famoso della Sardegna si riempia di persone. Al terzo giorno di vento e relativi spot super affollati iniziamo ad avere voglia di rientrare verso casa, prendere contatto con la 'vita normale' e trovare del sano riposo. Cosicché puntiamo il muso dell'auto a nord e imbocchiamo nuovamente la Carlo Felice. Al rientro la prima cosa che faccio è accendere il computer e trasmettere via sms il mio bollettino a Vittorio: 'Sono sicuro che domani le onde ci saranno e molto probabilmente saranno buone. Le carte danno vento assente. Alle sette sono da te.' L'aria è fredda, la temperatura è scesa sino a quindici gradi e ho necessità di coprirmi per aprire la finestra di casa senza dover rabbrividire. Non ha ancora fatto l'alba e un leggero vento da sud e il cielo sgombro da nubi mi fanno presagire una lunga giornata di lavoro. Nonostante da quattro giorni dormo meno di cinque ore a notte e surfo tutto il giorno, sono particolarmente eccitato e stranamente attivo. Erano giorni che aspettavamo la scaduta e la nostra puntata nella penisola del Sinis doveva servire a trovare un giorno come questo laggiù. Il caso ha voluto che invece di combattere con la folla di quegli spot ci troviamo entrambi nel nostro miglior point, soli. E' chiaro che sono al settimo cielo. Inseguo onde lisce con il sole per tutta la Sardegna senza risultato e le trovo proprio a casa mia. E' forse un segno del destino? Qualcuno mi vuole dire probabilmente: 'è meglio che stai a casa tua!'? Oppure ho avuto l'ennesimo colpo di fortuna? Guido svelto e divoro curva dopo curva chilometri di pascoli, di campi coltivati e colline sulle quali animate pecorelle brucano l'erba umida. Arriviamo all'apice del monte che sovrasta lo spot, dal quale già si capisce se le onde ci sono oppure no. Passiamo il bar del paese, il market, la farmacia sulla sinistra e il distributore. 'E vai!!' urla Vittorio. Mi concedo delle rapide occhiate al mare tra i tornanti che non mi permettono di distrarmi. Laggiù il sole ancora non ha inondato di luce la costa. Un imponente montagna dalla forma del muso di maiale a nord-est impedisce alla grande stella di scaldarci almeno sino alle otto. Il promontorio a sud invece ricorda la maschera tipica del paese di Mamoiada, il Mamuthones, che noi chiamiamo ironicamente 'il protettore'. Il Mamuthones, nella più semplice delle interpretazioni, incarna il male. A noi oggi non interessa. E' il ventuno di settembre e si chiude questa strana, stranissima stagione estiva. Ed il nostro Mamuthones ci aiuta nell'epilogo di questa grandiosa estate bloccando il leggero vento da sud che altrimenti ci rovinerebbe la festa.

Grazie a: Vittorio Casu per la sua infinita voglia di surfare, a tutti i surfisti ritratti in queste pagine, a Gianmarco dell'Ibeasa Resort per la grande ospitalità e a Wakka: 3498317394 wakka@capomannu.com

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