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ARTICO
Ultima alba a Capo Nord
a cura di Stuart Burtler Condividi SurfNews

In piedi, sul bordo dell'oceano, credo di essere nel giusto quando propongo di fermare la spedizione per un attimo e riflettere con la mappa in mano su dove ci troviamo. Una pausa meritata visto che abbiamo raggiunto il confine setterntrionale del mondo ed abbiamo già la muta addosso, pronti a surfare sotto i danzanti cieli rossi dell'aurora boreale. Ho sperato che non ci fosse mai il bisogno di raccontare questa storia o al limite, che qualcun altro, in qualche altro viaggio, in qualche lontano futuro, si assumesse l'onere di farlo. Ma sfortunatamente il tempo a nostra disposizione è limitato e forse, se non la racconto io, presto potrebbe essere troppo tardi per il surf e per il mondo come lo conosciamo. Negli anni ho raccontato di guerre, droga, globalizzazione, AIDS e schiavitù, tutte storie importanti, tutte facili da digerire e senza effetti fisici sul lettore. Questa avventura però è diversa e dovete credermi se vi dico che interessa ognuno di noi, surfisti e non, ad ogni latitudine, nessuno escluso.

VERSO CAPO NORD

Quando l'inverno arriva a Capo Nord, non puo' che trovarti solo con le tue paure. Guardando le lame di luce sfarfallare all'orizzonte mi sembra di essere l'ultimo uomo rimasto a testimoniare la fine della Terra. Dico questo perché ero lì quando è successo, ero al limite della terra durante la fine del mondo. Quel giorno interminabile l'ho trascorso con gli amici, bevendo caffe ed aspettando che le prime luci dell'alba illumininassero le onde. Ma oggi l'alba non arriva, e non arriverà neanche domani o mai. L'inverno è già qui ed avvolge tutto nella sua morsa ghiacciata. Da ora e per mesi, una permanente tenebra ed un freddo da spaccar le ossa coprirà questa terra dai labili confini. Sulle mappe, il circolo polare artico, (66º 33' nord) è infatti una linea tratteggiata che corre attorno alla cima del globo delimitando l'area in cui, per almeno 24 ore ogni estate, il sole non tramonta. Ci siamo lasciati questa linea parecchio a sud ed anche Hammerfest, ufficialmente la città più a nord del mondo sta a sud di noi. L'Alaska, la maggior parte del Canada, la Finlandia, la Svezia, l'Islanda, metà della Groenlandia e persino la Russia Artica rimangono tutte più a sud. Questo è quel surf trip che tutti hanno immaginato durante le afose giornate d'estate. E sarebbe rimasto un sogno ad occhi aperti se non fosse stato per una mail che mi ha chiamato all'azione in autunno del '05. La chance, ci arriva dal produttore britannico di mute C-Skins, che ci vuole assoldare per testare i nuovi prodotti invernali. E' solo quando il pacco con pesanti mute da 6mm, calzature, guanti, sottomuta etc. raggiunge la mia porta di casa che mi viene in mente che, se fosse stato una spedizione verso qualche paradiso tropicale, forse C-Skins avrebbe pagato qualcuno effettivamente bravo a surfare! Nel pacco ci sono solo accessori per il surf 'polare' specificamente studiati per acque sotto i 5C°. Alcune settimane dopo mi trovo con i miei amici (anche lorto abbindolati da un cartone di mute) Antoine Touya, Jon Bowen, Nick Saal e Dan Haylock a surfare oltre il 71º N, forse la latitudine più settentrionale mai surfata. Mute gratis? Bello, ma a che prezzo?! L'artico d'inverno è famoso per il suo freddo. La temperatura più bassa registrata sulla terraferma artica è -68°C, registrata nel 1892 a Verkhoyansk nella Siberia russa.
La settimana prima del nostro arrivo, nel nord della Norvegia, la temperatura a fatica supera i -15°C. Nelle vicinanze di Capo Nord non si raggiungono gli estremi di Verkhoyansk, ma vi assicuro che con queste temperature si vendono pochi bikini nei negozi! Noi, baciati dalla fortuna, abbiamo avuto una settimana di temperatura 'mite' e venti tiepidi che hanno portato il livello del mercurio a crescere fino ad un incredibile -4ºC. Pochi esseri umani osano abitare la tundra artica. Quei pochi che incontriamo, sono preoccupati da questo inaspettato ritorno del caldo estivo ed io comincio a vedere, in questa anomalia climatica, una possibilità di successo per la spedizione.

SEGNI DELLA FINE

Di solito non si pensa a quante specie di piante ed animali condividano con noi il pianeta. La scienza ne ha identificati e catalogati mezzo milione ma si pensa che siano da cinque a un centinaio di milioni nella realtà. La cifra reale è irrilevante, perché si pensa che entro il 2050 un milione di specie saranno a rischio estinzione e che entro il 2100 metà delle specie della terra saranno estinte o seriamente in pericolo. Si, stai leggendo giusto, la metà di tutti gli animali e le piante. Son sicuro che sai già dove voglio arrivare. Dicono che la vita sia un gioco ma se è così stiamo giocando a dadi con forze e conseguenze infinitamente più potenti di noi e la dea fortuna non è certamente dalla nostra parte. Prima di partire per una zona ecologicamente fragile come l'artico ho fatto alcune ricerche sulla situazione globale e sulle conseguenze dei cambiamenti su un ambiente fragile come questo. Oggi sul pianeta ci sono più persone che mai e il numero cresce a velocità allarmante. Ogni essere umano si aspetta una vita più agiata rispetto alle generazioni precedenti, ma sfortunatamente il mondo non può permettersi questi lussi. Maggiori aspettative implicano un maggior consumo energetico e una paurosa crescita dell'effetto serra e dei problemi ambientali. E' per questo che la gente che abbiamo incontrato, in questo remoto angolo di Norvegia Artica, è seriamente in ansia per il troppo caldo. Questo è l'avamposto del cambiamento, i segni di declino climatico sono sotto gli occhi dei suoi abitanti tutti i giorni.

MARE DI BARENTS

Il nostro surf trip è cominciato a Tromso, sulla costa ovest della Norvegia. Questo avamposto di civiltà vanta il Burger King più settentrionale del mondo. Ma un tale simbolo di civilizzazione non basta certo a tenerci in città specialmente ora che una piccola depressione inizia a superare la Norvegia entrando fin dentro il Mare di Barents con lunghe onde stese. Il mare di Barents bagna la cima della Norvegia e della Russia, ma i suoi confini sono difficili da delineare. A nord c'è solo il ghiaccio galleggiante dell'artico. A ovest l'Atlantico e la corrente calda del golfo, verso est il bacino gradualmente perde il suo stato liquido e diventa un instabile pack: lastre di ghiaccio in continua collisione, che si estendono a nord fino al tetto del mondo. La coda finale della corrente calda del golfo, però, seguendo la stessa rotta delle basse pressioni, lambisce la costa ovest della Norvegia, ed influenza la temperatura del mare, tenendolo libero dai ghiacci per la maggior parte dell'anno. E' la stessa corrente a generare anche il vento predominante da sud ovest, cioè da terra. Quando questo accade, e si verifica regolarmente in questa stagione, si creano onde perfette che rompono su una miriade di spiaggie, point e secche ancora completamente vergini agli occhi del mondo surf. Quest'ultimo fatto è ciò che più ci meraviglia nel giorno del ritorno, a trip concluso. Anche se non avessimo trovato onde e i tre giorni di viaggio per arrivare qui fossero risultati inutili dal punto di vista della spedizione, resterebbe la memoria di un luogo tra i più diversi e particolari al mondo. Un viaggio nel profondo della mia immaginazione, in un deserto artico e quasi senza vita. Nelle zone temperate del sud, dove la maggior parte di noi vive, l'alternarsi di luce e buio governano ogni mossa della vita ma quassù, in una terra con notti e giorni lunghi mesi, il tempo diventa irrilevante. Viste le condizioni perenni di luce bassa, abbiamo avuto tutto il tempo di esplorare la costa trovando varie onde di qualità. Quando la mareggiata si ingrossa altri spot si attivano ai piedi delle desolate colline di Capo Nord. e possiamo sinceramente affermare che questa zona è un vero parco surf invernale. Se stai gia pensando di prenotare un volo o di partire in camper, ricorda che noi siamo stati fortunati a trovare in un periodo eccezionalmente caldo per l'inverno. Dentro quei cupi tubi dai freddi riflessi blu, pare di essere intrappolati in un iceberg. Che si tratti di fortuna veramente? O è forse la roulette russa del surriscaldamento globale a determinare questa gelida estate? Alcuni fatti possono far luce su questo argomento ma premetto che non saranno facili da digerire.

UN PIANETA, UN DESTINO

Durante il ventesimo secolo la terra si è riscaldata mediamente di 0.6ºC, gli anni novanta sono stati il decennio più caldo da sempre. Nell'intera storia dell'umanità sul pianeta la temperatura media è variata meno di 1ºC ma secondo l' IPCC, (la conferenza intergovernativa sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite), si prevede alla fine di questo secolo un incremento medio tra 1.4 e 5.8ºC. Mai, nell'intera storia di tre miliardi e mezzo di anni dalla nascita del pianeta, la temperatura è salita cosi velocemente. Vogliamo continuare a considerarci estranei a tutto questo? L'Artico e le regioni desertiche d'Africa vedranno in questo secolo i cambiamenti più drastici. Questo farà sciogliere ulteriormente le calotte polari aumentando il livello degli oceani, un processo cominciato nei recenti decenni e che ha già portato alla perdita del 40% dei ghiacci. Ci sono timori che entro il 2060 non ci sarà più alcun ghiaccio in Artico d'estate. Durante il ventesimo secolo gli oceani si sono alzati in media di 10-20cm e secondo le previsioni saliranno di 80cm prima della fine del secolo. La temperatura media in Groenlandia crescerà di 8ºC in appena trecentocinquanta anni, il che provocherebbe in meno di mille anni, lo scioglimento dell'intero strato ghiacciato che la ricopre. Questa catastrofe alzerebbe il livello dell'oceano di ulteriori sette metri. I livelli di CO2 nell' atmosfera, una delle principali cause del riscaldamento globale, dai giorni dell'inizio dell'industrializzazione sono saliti del 30% e continuano a crescere in barba al fallimentere trattato di Kyoto. In piedi sulla battigia, credo sia giusto riflettere non solo su dove siamo, ma su cosa abbiamo fatto al pianeta e sulla cattastrofe che ci attende nei prossimi cinquant'anni quando i nostri figli e nipoti saranno in una valle ghiacciata sotto rossi cieli danzanti, ad assistere alla fine della terra, in un giorno proprio come questo.

Grazie a Oceansurf Publications, www.oceansurfpublications.co.uk, C-Skins Wetsuits, www.c-skins.com e Low Pressure, www.lowpressure.co.uk per averci esiliato alla fine del mondo. Per maggiori informazioni sul disastro ambientale vedi:

www.iucn.org

www.zeroextinction.org

www.worldwatch.org

www.panda.org


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