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REINVENTARE LE PINNE

a cura di Devon Howard Condividi SurfNews

Come vi sentireste se vi dicessimo che le pinne che state usando sono preistoria? Che il bordo piatto laterale è superato in aeronautica dagli anni venti? Che la maggior parte delle manovre 'moderne' nascono da malfunzionamenti di queste piccole alucce direzionali? Dai primi esperimenti di Tom Blake
ai profili asimmetrici studiati in laboratorio, Devon Howard spiega passato, presente e futuro di queste essenziali appendici.

PASSATO E PRESENTE

Guardando al passato si nota che quasi tutti i grandi passi avanti compiuti nel design delle tavole, progressi grazie a cui è stato possibile raggiungere i livelli di performance attuali, hanno riguardato le pinne e le loro configurazioni: dalla piccola deriva utilizzata da Tom Blake negli anni trenta al design avvenieristico di George Greenough, dalle modifiche al twin-fin di Mark Richards a Simon Anderson ed il suo potente tre-pinne. Per quanto significativi siano stati questi progressi, la questione delle pinne rimase sempre in secondo piano. All'inizio degli anni settanta vennero introdotte le scasse, attraverso cui divenne possibile modificare la posizione dell'unica pinna centrale: più lontana dalla poppa per stringere il raggio di curvatura, più vicina per guadagnare stabilità. Ma con la diffusione delle tavole twin-fin (munite delle sole due pinne laterali) e dei Thruster (a tre pinne) il mercato abbandonò le scasse e si tornò alla classica resinatura. La maggior parte dei surfisti era troppo concentrata sulle nuove manovre per occuparsi di una cosa futile come la forma delle Pinne. Negli ultimi cinque anni invece l'attenzione di shaper e progettisti si è gradualmente spostata dalla forma base della tavola verso le pinne. Non lo diremo mai abbastanza: senza pinne, specialmente con le tavole corte che usiamo ai nostri giorni, non andremmo proprio da nessuna parte. Per questo oggi vengono investite più risorse nello sviluppo di queste piccole lame di quanto non sia mai stato fatto prima, ed i risultati iniziano a farsi interessanti. I ricercatori stanno sfidando la tradizione inoltrandosi nella palude delle teorie sui fluidi e delle leggi della fisica dettate ai tempi di Bernoulli e Newton. Secondo loro le pinne sono le 'cellule embrionali' della velocità, il luogo dove nasce l'energia della tavola. Sono convinti che solo scoprendone i misteri sarà possibile fare passi avanti nella progettazione. Dall'altra parte gli scettici vedono questa rivoluzione come l'ennesima trovata di qualche marketing manager che cerca di intascare soldi sfruttando la moda high-tech. Tenuto conto delle molte sparate a cui si è assistito fino ad ora, si tratta di una diffidenza comprensibile. Ma guardando bene attraverso tutto questo fumo scientifico è possibile vedere qualcosa di concreto bollire in pentola. 'La mentalità del grande pubblico è più aperta che mai, e c'è più attenzione verso l'universo tecnico del surf' dice Rusty Preisendorfer (Rusty Surfboards, San Diego). 'Vedo sempre più gente informarsi sulle pinne e comprendre l'influenza che hanno sul proprio modo di surfare'. Lo shaper hawaiano Erik Arakawa (Island Creations) è d'accordo: 'Molti surfisti iniziano solo ora a capire come utilizzare i diversi modelli.' Infine anche Matt Biolas (Lost Surfboards, San Clemente) sostiene che 'E' un buon momento per la ricerca. A parte tutti questi Fish anni settanta che dilagano ovunque, oggi sono le pinne le protagoniste della sfida progettuale. E' per questo che stanno uscendo tanti prodotti davvero innovativi.' È un buon momento dunque, ma troppo confuso per il surfista medio. Nonostante sia i produttori di pinne removibili (FCS, Futures, Speeedfins, Red X, OAM e LokBox) che i costruttori di pinne fisse (True Lites, Comp Lites, Aercores) stiano elaborando una serie di nuovi modelli utilizzando lamine e materiali avvenieristici, il vero significato della ricerca ed i progressi ottenuti restano ancora ignoti ai più a causa dell'atteggiamento di indifferenza, mutuato dagli anni ottanta, verso la forma delle pinne. Nonostante la quantità di sciettici, le informazioni riguardo alla funzione delle pinne continuano ad aumentare soprattutto grazie alla ricerca portata avanti dalle aziende in concorrenza tra loro.

DIVERGENZE INFORMATIVE

Il problema è che ovviamente queste informazioni sono spesso divergenti. Per farci un'idea più chiara su questo mutevole mondo, tentiamo di identifichare gli aspetti su cui tutti concordano, ovvero quelli che riguardano le caratteristiche basilari della pinna. La forma, per esempio, gioca un ruolo fondamentale nel determinare le caratteristiche e lo stile della curva. Più la pinna è allungata all'indietro verso la coda della tavola (l'angolo di inclinazione è detto rake), più aumenta la trazione e la tendenza a disegnare linee più lunghe. Una pinna più verticale fornisce invece caratteristiche di curvatura 'a perno' ed un rilascio più dolce. Per quanto riguarda le altre caratteristiche, esistono infiniti modelli tra cui scegliere, ma li possiamo ricondurre tutti ad alcuni standard: base lunga e punta larga, base lunga e punta stretta, base media e punta larga, base media e punta stretta. Jamie O'Brien, vincitore del Pipeline Master del '04, consiglia: ' Una base lunga conferisce buon controllo ed è adatta a un surfista pesante o potente. Una base stretta va bene per un surfista più leggero, o per chi ama più libertà nelle curve. Per quanto riguarda le punte la scelta è individuale e dipende dal modo di surfare. Chi preferisce far scivolare il più possibile la coda della tavola negli slide deve usare pinne dalla punta molto piccola, chi invece predilige curve lunghe e pulite vorrà usare pinne con la punta più ampia'. Progettisti e surfisti concordano anche su altre caratteristiche basilari delle pinne: una distanza ridotta tra le pinne permette curve più strette, una distanza più ampia offre invece più stabilità. Un toe (angolo di inclinazione della pinna rispetto alla punta della tavola) più marcato influisce sulla capacità della tavola di interrompere una linea, ma se diventa troppo marcato rischia di renderla instabile. Un cant accentuato (angolo con cui le pinne laterali tendono verso l'esterno, anche detto splay) permette di sfruttare meglio i bordi della tavola, e mantiene le pinne a contatto con l'acqua durante le curve molto strette, ma nel caso sia troppo accentuato può diminuire il controllo della tavola. Infine pinne più rigide danno maggiore velocità e funzionano meglio su onde grandi, mentre pinne flessibili sono senza dubbio più permissive e quindi più adatte ad onde piccole, in cui è il surfista a dover produrre velocità. Al di là di questi pochi punti fermi però, il resto delle informazioni, specialmente quelle acquisite da poco, è oggetto di un acceso dibattito. I progettisti hanno difficoltà a comunicare tra loro e manca una vera condivisione delle conoscenze, prerogativa essenziale per un rapido sviluppo della scienza.'Ogni volta che mi trovo in acqua con un bravo surfista imparo qualcosa di nuovo.' dice Andy Dovell, architetto navale che lavora per la FCS Australia, 'Ho accumulato esperienza sul funzionamento delle pinne dal punto di vista idrodinamico, ma solo osservando il modo in cui vengono utilizzate otterremo nuove informazioni utili'. Negli ultimi anni il Governo Australiano ha concesso alcuni finanziamenti alla FCS per sostenere la ricerca sulle pinne. Per studiare i rendimenti delle nuove forme sono stati spesi milioni di dollari in vasche di simulazione ed in costosi test. Una delle aree di ricerca principali è quella del profilo (foil), che rimane ad oggi l'aspetto meno conosciuto del design. Per profilo si intende la curva orizzontale che va dal margine anteriore a quello posteriore della pinna. La sezione trasversale del profilo è del tutto simile a quella dell'ala di un aereo. Come spiega lo shaper Curtis Hesselgrave, 'La forza motrice, detta portanza, è generata dal flusso dell'acqua sul profilo della pinna. All'interno del pocket o in una curva decisa, la pinna funziona fin tanto che l'andamento del flusso rimane costante. È l'acqua stessa a farla funzionare.' Quando il flusso perde contatto con la pinna però, questa va in stallo. Questo capita quando il surfista porta le pinne a un angolo di curvatura superiore alle loro possibilità, in una posizione e con una potenza che non sono in grado di sostenere. Profili mal disegnati andranno in stallo già a un basso angolo di curvatura, mentre profili efficenti permetteranno alla tavola e al surfista di mantenere il controllo, anche ad angoli considerati praticamente impossibili. È per questo che la maggior parte della ricerca sulle pinne si concentra sull'applicazione dei diversi profili alle varie forme. Nuove scoperte scientifiche stanno portando allo sviluppo di nuovi modelli, che in futuro potrebbero anche richiedere aggiustamenti alla forma della tavola. Dal 1920 la NACA (National Advisory Committee for Aeronautics, oggi conosciuta come NASA) studia le caratteristiche dei profili applicati alla tecnologia aeronautica e a quella delle imbarcazioni da competizione. L'insieme dei dati ottenuti da questi studi è un vero e proprio tesoro per i produttori di pinne. A metà degli anni ottanta, infatti, alcuni surfisti, che conoscevano il mondo della nautica e della vela, sollevarono la questione del profilo. Nessuno prestò loro ascolto, poichè l'attenzione di tutti era incentrata sulle twin-fin e sul Thruster. Nel 1990 Hesselgrave fu il primo a compiere esperimenti utilizzando i profili della NACA sulle pinne laterali e tre anni dopo lanciò un nuovo modello sul mercato. Hesselgrave aveva scoperto quanto fossero datati i profili delle pinne laterali di allora: la superficie interna piatta era obsoleta nel design aeronautico già alla fine degli anni venti. Un esempio della nostra arretratezza ci viene dagli anni ottanta e novanta, quando esisteva la convinzione che il lato interno piatto, i margini anteriori affilati e uno spessore ridotto al minimo fossero necessari per ridurre la resistenza delle pinne laterali. Oggi sappiamo invece che queste caratteristiche provocano esattamente l'effetto opposto. Nei primi anni novanta, diversi produttori come Chuck Ames (True Ames Fin Co.), fecero luce sui limiti di queste teorie. 'Circa dieci anni fa abbiamo scoperto che un margine tondo produce una diminuzione della resistenza dell'acqua e facilita il passaggio da bordo a bordo nelle curve.'

TROPPA GRAZIA

Ma occorre molto tempo perchè le novità vengano assimilate. Come per esempio l'introduzione di profili asimmetrici, comunemente conosciuti come profili a due lati (double-sided foils), per le pinne laterali. I surfisti tow-in furono i primi ad utilizzare con successo un tipo di profilo asimmetrico nel 1999, oggi lo utilizzano tutti perché permette angoli di attacco più elevati e dà più stabilità e controllo alle alte velocità. Diversamente dalla superficie interna piatta della maggior parte delle pinne laterali, le pinne dal profilo asimmetrico, proprio come le ali degli aerei moderni, presentano una combinazione di diversi gradi di convessità e concavità. Il modello Vector della Futures Fins fu il primo a comparire sul mercato con un profilo asimettrico. Rusty Preisendorfer divenne rapidamente uno dei suoi maggiori sostenitori. Il suo interesse nacque dopo aver realizzato che la maggioranza delle manovre moderne sono effettivamente costruite su malfunzionamenti delle pinne. Per esempio i tail slide: 'Tutti la considerano una grande manovra, ma dal punto di vista tecnico è solamente una perdita di controllo dovuta all'incapacità delle pinne di sopportare angoli troppo stretti' spiega Rusty. 'Dopo aver visto i risultati di Curtis [Hesselgrave] nelle pinne da tow-in, mi sono chiesto come potessero funzionare sulle tavole normali.' Rusty le testò personalmente a Tavarua (Fiji). 'Mi hanno impressionato da subito! Il profilo riduce decisamente il problema del distacco dell'acqua, aiutando la tenuta ed evitando lo stallo nelle curve strette.' Da allora Rusty raccomanda i nuovi profili al team dei suoi atleti e ai clienti. 'Guarda i cutback che alcuni pro stanno facendo oggi a confronto con quelli di cinque anni fa,' dice Rusty. 'Sono i cutback più radicali di sempre, il tail della tavola non perde aderenza a meno che loro non vogliano. Questo è il tipo di controllo che forniscono queste pinne.' Ma non tutti sono così convinti: 'I profili sono importanti, ma fino ad un certo punto,' sostiene Joel Tudor. 'Qualcuno è venuto a dirmi che aveva le nuove Vector e andavano benissimo, ma poi in acqua non l'ho visto surfare tanto meglio. A meno che non si raggiungano velocità elevatissime, come fanno Laird e Dave, i profili classici funzionano benissimo. Non ho bisogno delle Vector per surfare meglio.' Naturalmente Tudor non è il solo a pensarla in questo modo. 'Io semplicemente non riesco a farle funzionare' dice Eric Arakawa, 'ma con le pinne è così, magari tra un anno ne vado pazzo.' 'All'inizio i professionisti dicevano che le pinne andavano troppo veloci nel pocket,' spiega Rusty, 'così abbiamo scoperto che i profili sono persino troppo efficienti e che va leggermente ridotta l'area rispetto ad una pinna tradizionale. Chi usa di solito pinne di quattro pollici e mezzo, potrebbe apprezzare le Vector quattro e tre ottavi.' Poco dopo l'uscita sul mercato delle Vector, anche la FCS lanciò una propria versione di pinne dal profilo asimmetrico: le F-Series. Fu la prima linea di prodotti realizzati dopo gli approfonditi studi svolti presso l'Australian Maritime College in Tasmania, guidati dall'architetto navale Andy Dovell. La FCS è finalmente riuscita a coordinare nella ricerca le indicazioni dei surfisti e i dati raccolti dai test di laboratorio, con il solo obiettivo di sviluppare finalmente profili migliori e più efficienti. 'In questi anni abbiamo messo a punto un ottimo sistema per testare il design. Il wave tunnel, una vasca di simulazione costruita apposta, ci ha permesso di compiere notevoli passi in avanti' spiega Dovell. 'Abbiamo scoperto che i profili asimmetrici raggiungono un angolo di ben 15 gradi superiore, rispetto alle normali pinne, prima di andare in stallo. E semplicemente arrotondando sommariamente con la carta vetrata il margine direzionale si possono già ottenere cinque, otto gradi in più nell'angolo di attacco. Le nostre scoperte degli ultimi due anni sono solo la punta dell'iceberg.' Le opinioni dei surfisti sembrano confermare questi risultati. 'La differenza si sente nel momento in cui si vuole accelerare,' spiega Jamie O'Brien, che ha vinto il Pipe Master montando proprio un set di pinne F-Series. 'Le pinne semplicemente tengono, anche in sezioni ripidissime e producono più velocità.' Oggi dunque i produttori di pinne sembrano nel complesso orientati verso il profilo asimmetrico a cui si attribuisce una migliore tenuta ed un attrito minore all'aqua. Ma la vera sfida rimane quella di trasferire le nuove scoperte nelle applicazioni di utilizzo comune. Attualmente la sensazione è che ci troviamo solo all'inizio di questo processo. È chiaro che sarà necessario fare l'abitudine alle nuove caratteristiche di queste pinne. Il surf moderno sfrutta in molte manovre la fase di stallo, ed i continui miglioramenti ottenuti con i nuovi profili hanno aperto un dibattito sul rischio di ottenere pinne troppo efficienti. 'Non mi sembra un grosso problema,' dice Tom O'Keefe (Red X Fins). 'Se da oggi possiamo disporre di pinne che ci consentono di superare sezioni particolarmente veloci, tanto meglio. Possiamo scegliere di non utilizzarle, o utilizzarle solo in condizioni particolari, ma sappiamo che se ne abbiamo bisogno sono lì'. Concorda anche Tyler Callaway (di FCS): 'È facile trovare un modo per contenere la velocità, difficile trovarne uno per aumentarla!'. Secondo Hesselgrave la chiave sarà utilizzare il profilo più adatto alle condizioni: 'La tavola e le pinne nella loro funzione di supporto devono essere adatte alle delle diverse situazioni di onda.' Vince Longo (Futures Fins) la vede così: 'Una maggiore velocità ti lascia libero di scegliere quale manovra fare e dove farla sull'onda. Questo è il grande il vantaggio che si può ottenere utilizzando pinne più efficienti.'

L'ULTIMA CONFERMA

Purtroppo però ogni nuovo prodotto ed ogni nuova teoria deve affrontare la prova più difficile: il giudizio dei professionisti. I grandi nomi del surf infatti non sembrano essere molto coperativi. 'Amo sperimentare nuove pinne,' dice Kelly Slater, 'durante le gare del WCT però non lo posso fare. Non posso permettermi di perdere la concentrazione nel mezzo della stagione. Io conosco i modelli nel mio equipaggiamento e so come ognuno funziona, ma non ho ancora abbastanza confidenza coi profili asimmetrici da utilizzarli in tranquillità'. Figure come Slater sono una rarità nel Tour: sono molto lontani i tempi in cui i professionisti shapavano ed utilizzavano il proprio equipaggiamento. I professionisti di oggi hanno spesso una conoscenza molto limitata del design delle tavole rispetto ai loro predecessori. In questo momento non c'è neppure un surfista nel circuito mondiale che utilizzi tavole costruite da se stesso. Può sembrare una stupidaggine, ma questo ha un grande effetto sul pubblico del surf. Il tour è il vero banco di prova per gli atleti. E' nelle gare che vengono spinti, ad ogni stagione, i livelli di performance: ogni nuovo tipo di design, per guadagnare credibilità, deve passare il giudizio del Tour, come è avvenuto per le twin-fin e il Thruster. Eppure i progettisti di pinne hanno grossi problemi a trovare appoggio tra i professionisti. Tra di loro molti sono addirittura tornati alle pinne resinate tanto per evitare confusione. Andy Scott (Speedfins) conferma le difficoltà a lavorare coi professionisti: 'Noi sponsorizziamo alcuni dei migliori pro; recentemente Mick Fanning mi ha fatto presente che, pur apprezzando molto il nostro sistema di pinne, nelle tavole che usa in gara non vuole essere costretto ogni volta a pensare quali pinne montare. E Bruce Irons mi ha detto la stessa identica cosa.' In più, i pro amano la sensazione di solidità delle pinne fisse, che sembrano più adatte a trasferire rapidamente energia alle punte. 'Le pinne resinate sono una buona soluzione per chi ha molte tavole diverse, realizzate per condizioni specifiche,' dice Chuck Ames, produttore delle True Lite. 'altrimenti si può decidere di surfare diversi tipi di onda con una sola tavola sostituendo le pinne.' Oggi un numero crescente di produttori sta sviluppando sistemi removibili di varie fogge. La Red X per esempio ha sviluppato un sistema di montaggio in grado di avvicinarsi alla solidità delle pinne resinate, mentre la Speeedfins è orgogliosa di aver realizzato pinne dalla base posteriore flessibile che accelera in ogni curva. Esistono anche sistemi che permettono di muovere le pinne avanti ed indietro per adattarle a diverse condizioni. Il nuovo 4WayFinSystem elaborato in Sud Africa consente spostamenti in avanti e all'indietro, ma anche variazioni del toe e del cant. La Future Fins sta facendo esperimenti con l'alluminio per la propria clientela tow-in. Infine la FCS ha appena lanciato la sua nuova generazione di pinne dai profili asimmetrici, le H-2, che a differenza delle F-Series hanno forma ellittica, la stessa delle ali degli aerei. Si distinguono dalle altre per i 14 gradi di cant, a fronte di uno standard del settore di 3-6 gradi. 'L'obiettivo era fare una pinna con la minima resistenza in grado di dare maggiore velocità,' dice il padre delle H-2 Andy Dovell, 'la velocità, ovviamente, permette più libertà di manovra sull'onda.' Dunque come fare a scegliere? È principalmente una questione di metodo. 'Il modo migliore per capire cosa funzionerà per sé, è testare i due estremi' dice Preisendorfer. 'Per esempio, una volta scelto un determinato modello di pinna che si conosce, si devono provare le opposte combinazioni base-punta e presto ci si farà un'idea chiara di quale si adatta meglio alle nostre esigenze surf.' Gli esperti suggeriscono innanzitutto di partire da una forma di pinna che si conosce ed affrontare gradualmente la questione dei profili, dei diversi posizionamenti ed infine il grado di flessibilità. Affrontando un aspetto alla volta si evita di fare confusione. Sono sempre di più i surfisti 'normali' che prestano attenzione a questi importanti dettagli ed anche molti guru del passato (come Skip Frye) si sono resi conto che sono le pinne il vero motore della tavola. Di questo passo potremmo presto ritrovarci a vedere le cose da un punto di vista diverso. Un giorno, anziché pensare a quali pinne montare sulla nostra tavola preferita, potremmo iniziare a chiederci quale tavola è più adatta alle nostre pinne preferite!


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