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TRA STRETTI E PUNTE

a cura di Nicola Zanella Condividi SurfNews

6-7 OTTOBRE '05. FARO ITA 39.

Angelo e Nico, i nostri 'angeli custodi' in questo angolo di Sud, borbottano nel vento in una lingua che non conosco e tirano il cappuccio fin sugli occhi per ripararsi dall'Ostro che da dodici ore spazza il tacco dello stivale. Dalla base del faro ottagonale lo Ionio e l'Adriatico sono indistinguibili ed in questo pomeriggio freddo mettono un certo timore. La bassa pressione posizionata sulla Grecia è solo 1008m.bar ma lo stesso il cielo in direzione di Corfù è totalmente occluso. Lo spettacolo dal parapetto è sublime ed orrido allo stesso tempo, più che una penisola il capo di 'Finis Terrae' pare un istmo mancato. Un ponte di cultura e scambi lanciato verso Bisanzio e la Grecia di cui questo faro costituisce l'avamposto. Ed è proprio lungo questo istmo che scorre la bassa pressione che stiamo inseguendo, l'unica attiva in tutto il Mediterraneo in questo inizio Ottobre. Le isobare che tanto abbiamo studiato in rete nell'ultima settimana, ora stanno raggiungendo terra. In mare aperto una serie continua di lampi illumina un muro di pioggia. Angelo smette di fotografare l'orizzonte col cellulare. 'Vedi il braccio finale della diga foranea?' dice stringendo le 'o' da buon salentino 'Quello è il primo punto in cui le onde toccano la nostra costa. Nei primi anni novanta una sciroccata enorme lo spezzò in due aprendo una grande crepa tra i tetrapodi, i pescatori ancora se la ricordano quella mareggiata! Guarda come stanno rientrando velocemente in porto!' Poi si gira verso Sam e John e, con totale innocenza se ne esce con: 'You should have been here last week, the left was breaking overhead for tree days straight'. Io e John ci guardiamo, al nostro terzo surftrip assieme questa scena l'abbiamo vissuta più di una volta ed è diventato un clichè. Non importa quanti chilometri abbiamo guidato o quanti fusi orari abbiamo sorvolato, quelle parole ci aspettano in cima ad ogni punta, oltre ogni stretto. Sono le stesse che ci disse un pescatore ad Almahera, oltre lo stretto di Celebes, le stesse che ci disse il pastore masai dietro la punta di Takwa in Kenya settentrionale, le stesse che perseguitano i surfisti viaggiatori come noi da Endless Summer ai giorni nostri. Ma abbiamo imparato a non starci male. John tace, io sorrido. 'Angelo lo sai, noi noi non siamo qui solo per le onde.' Di colpo la pioggia raggiunge la costa lavando il piazzale con grossi radi goccioloni e noi scendiamo vero il paese. Quando raggiungiamo il moletto il sole è già scomparso dietro la punta illuminando da sotto le nuvole violacee. Le onde sono sotto la misura surfabile ma Sam decide di fare un bagno per romper il ghiaccio con questa magica baia. 'You think I can get wet Angelo?' Angelo apre le braccia indicando i picchi scomposti della sua sinistra. E' un sì. Dal balcone del nostro alberghetto vedo Sam correre scalzo nella pioggia, e raggiungere frettolosamente il moletto. I nostri amici, viziati da un Settembre ottimo, sorridono alla vista del due-volte-caompione-europeo contento di condizioni così minime. Il 9.1 di Sam in breve diventa l'unico oggetto visibile in acqua. Una striscia arancio che unisce in totale armonia i picchi sconnessi di una swell appena nata. I pochi locali ancora sul moletto escono dalle auto e si godono lo spettacolo. Le onde paiono regolarizzarsi sotto i suoi piedi ed anche la sezione 'asciutta' di fronte alla casetta lo lascia passare aprendo pulita fin giù alla spiaggia. Poi succede un piccolo miracolo. Mentre Sam sta placidamente passando una sezione lenta, un fulmine cade a centro baia seguito da un tuono assordante. Come il flash di un'enorme macchina fotografica, il bagliore impressiona la mia retina fermando per qualche secondo questa immagine 'organica'. Tento di nominalizzarla prima possibile per non dimeticarla più. Il lampo bianco, le nubi viola, la casetta arancio illuminata a giorno e la silouette nera di Sam fermata mentre incrocia il passo. La mattina dopo il vento e la pioggia hanno completamente abbandonato il tacco lasciando ogni tinta del giallo e dell'arancio libera di esprimersi al meglio. Il sole ad Ottobre circola già abbastanza basso sull'orizzonte innescando una situazione di costante contro-luce negli spot che guardano a sud. Lo stesso riusciamo a fare una buona session fotografica la mattina presto sullo sfondo di ville barocche dai caldi toni pastellati. John è estasiato dai colori: la baia pare un ostrica di cui l'onda, perfettamente A-frame, costituisce il centro e la perla. Purtroppo questa 'perla' pare essere l'unica surfabile in tutto lo Ionio oggi ed in capo ad un paio d'ore tutti i frequentatori abituali sono qui. 'In giorni così piccoli il line-up della sinistra è poco più grade della mia camera da letto!' dice Adriano, uno dei più fedeli. 'Forse sarebbe meglio fare i turni' aggiungo io, frenandomi dall'entrare in acqua subito. L'atmosfera sul line-up è rilassata ma, superate le dieci unità, non restano abbastanza onde per gli ospiti. Un metro non basta ad attivare tutte tre le sezioni della sinistra e solo la sporadica 'anomala' rende parzialmente giustizia allo spot più intimo e localizzato del Mediterraneo. Appena il sole si alza troppo dall'orizzonte John si accende una sigaretta. E' il segnale che la session fotografica è finita. Usciamo dall'acqua, cerchiamo uno spot alternativo per il pomeriggio poi, decidiamo di partire seguendo la mareggiata verso sudest. 'Come al solito Nik, voi qui non ci siete mai stati!' sono le ultime parole dei locali mentre ci abbracciano di fronte alla mia Kangoo.

REGGIO CALABRIA: 8 OTTOBRE '05.

Lo stretto è una lente blu, una clessidra rovesciata che unisce e separa due mari e due mondi amplificandone la personalità ed i conflitti. Scilla, guarda Cariddi dall'alto di ripide spumanti scogliere. Due miglia marine più in là Messina, scompostamente stesa su un terreno piatto e rossastro. Sono una il contrario geografico dell'altra ma insieme delineano uno spazio al quale è impossibile non reagire emotivamente. Giungendo da est, dopo aver attraversato Calabria e Basilicata ci si accorge infatti che i paesini 'belli' e 'pittoreschi' così frequenti a lato della statale 106, qui lasciano il passo a scorci diversi in cui la presenza umana è solo un dettaglio. Ci sono luoghi che rifiutano le classificazioni e le parole dategli dall'uomo, rifiutando persino di essere belli. Dai tempi di Ulisse, come un numero primo nella geografia mediterranea, lo stretto di Messina è uno di questi. Dalle sponde del traghetto, le onde, e le correnti di Ionio e Tirreno sfumano l'una nell'altra dissipando energia in vistosi mulinelli di acqua bianca che anche una nave percepisce. Atraversare questa striscia di spume e correnti è il modo migliore per tastare il polso all'intero mare nostrum. La traversata, infatti, influenza direttamente la percezione che abbiamo dell'isola stessa. E' dalle rugginose panchine del Caronte, (lo storico traghetto), che il valore della parola 'stretto' immediatamente si appiccica ad un luogo diventando reale. 'La Sicilia sono tante cose' recita un proverbio locale, bene anche se il nostro viaggio è iniziato già da giorni, quelle tante cose, siano onde, cultura o relazioni umane, cominciano proprio qui. I camionisti sul traghetto intanto spengono l'ultima sigaretta e accendono i motori. Il nostro primo scorcio di Messina è una bandiera della Democrazia Cristiana annerita dallo smog, appesa in alto tra i palazzoni. Puntiamo verso sud in un serpente di traffico. Come ormai da 12 ore e come sempre, è Emiliano a guidare ed io assisto allo scorrere dei paesaggi perso in iPod-land. Le due coste si allontanano, lo stretto si allarga fino a ritornare mare e la nostra attenzione emotiva si sposta verso l'Etna e verso la perturbazione che ancora pare non entrare. Guidando tra spiagge deserte e case rurali abbandonate, i due volti della Sicilia, come la maschera bifronte del teatro greco, diventano riconoscibili. L'opulenza di Siracusa da una parte, e la aspra bellezza della costa dall'altra. Sono curioso di vedere cosa o chi ci attende oltre l'angolo sud della Trinacria, in cima alla punta che pone un confine fisico a questo dualismo.

12 OTTOBRE. SICILIA MERIDIONALE.

Quando arriviamo sulla punta Gianpippo è già li ma noi non lo sappiamo. 'Vi ho visto dalla barca verso le nove' ci dirà tre ore dopo 'ma ho creduto foste quelli del mercato ittico.' Gianpippo è parte integrante di questo angolo di sud e passa più tempo in mare, 'oltre' la punta che sulla terra ferma. Pattuglia per lavoro entrambe le coste quotidianamente e, quando ci sono le onde, è libero di lasciare i suoi impegni e venire qui. Emi, Roberto e Davide lo hanno conosciuto l'anno scorso e mi hanno a lungo parlato di come Gianpippo, sia uno dei surfisti più fortunati d'Italia. E' Emiliano a presentarmelo, durante la prima uscita ma i loro racconti di sinistre tubanti lunghe oltre duecento metri aumentano solo il mio sconforto visto che oggi, il point è a malapena surfabile. La sinistra infatti gonfia a meno di dieci metri da riva e sfila tubando, per pochi secondi, su un tavolato a malapena coperto d'acqua. Nonostante le previsioni non troppo favorevoli, Roberto e Davide hanno attraversato tutta la penisola per questa session fotografica con John e sono motivatissimi. 'Sciacalletto', maturato tra Banzai e le sinistre della Locride, fa onore alla seconda sezione grabbando il rail e stallando nel tubo proprio dove molti altri si toglierebbero. Dal canale lo vedo rimbalzare sulle rocce e rialzarsi sulle falesie con i gomiti sanguinanti ed un sorriso a cinquantasei denti. Ancora una volta la luce determina la lunghezza della session fotografica: la luce si alza, John accende una sigaretta, i rider tornano a riva per mangiare ed io posso godermi quella che si chiama 'pozza redazionele', da solo in acqua con Gianpippo. 'In questo momento, siamo i due surfisti più a sud d'Europa' mi dice ridacchiando da sotto biondi baffetti normanni. 'Si, ed anche i più fortunati!' gli rispondo 'il resto del Mediterraneo è completamente piatto!'. Ridiamo. Tra un set e l'altro Giampippo mi racconta della sua vita 'oltre la punta', di come abbia scoperto e surfato questo gioiello di onda da solo e di come, solo dopo aver viaggiato all'estero e surfato in spot affollati abbia capito il valore di quest'area. 'Per tanto tempo ho pensato che la Sicilia fosse solo un posto da cui fuggire, che vivere qui fosse quasi una codanna poi, proprio grazie a quest'onda, a questa punta ho trovato una certa pace. Ora pesco nei giorni di piatta, ho una moglie ed un bimbo bellissimi, ed ho una decina di spot tra cui sciegliere quando il mare si alza e la pesca è ferma, come oggi!' Intanto i set, prima stabili sul metro, cominciano ad intensificarsi in frequenza e misura. 'Ecco, ora comincia a farci vedere qualcosa, prendi questa che arriva!' Mi giro e remo poco convinto visto che sono troppo dentro, quasi oltre il picco che frange, ma appena mi metto in piedi l'onda riceve una piccola corrente di backwash da riva ed apre placida unendo tutte tre le sezioni come nei giorni migliori. Finisco la corsa 100 metri più in giù con Emi, Valentina e Roberto che mi incitano da riva. Quando lo raggiungo di nuovo sul line-up Gianpippo mi guarda e dice 'Hai visto? La punta ha un'anima'.


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