UNDEANEMA
DESTRUCTION A TODA COSTA
Di Tony Butt
Foto di Marc Fenies
Quest’anno
Greenpeace ha presentato in Spagna una ricerca sull’ambiente
dal sinistro titolo “Destruction a Toda Costa”.
In questo report vengono illustrati tutti i disastri ambientali
verificatisi sulla costa spagnola durante l’anno passato
e, in particolare, sono state identificate 1.684 aree critiche
chiamate “black spots”. Il titolo del report si
presta ad un ironico gioco di parole: “toda costa”
significa in spagnolo sia “l’intera costa”,
sia “ad ogni costo”. La ricerca è stata
realizzata proprio in concomitanza con la tragedia ecologica
dello scorso inverno, quando 40.000 tonnellate di greggio
altamente inquinante si sono riversate nell’oceano Atlantico
in prossimità della Galizia, e l’attenzione dei
media era focalizzata sulle problematiche ambientali. Il report
però non si esaurisce sull’analisi dei danni
dell’episodio dalla Prestige ma presenta una ricerca
dettagliata su tutti gli abusi ambientali perpetrati lungo
le coste e tutte le loro conseguenze, sia dirette che indirette.
Tra i tanti, per esempio, l’urbanizzazione selvaggia
delle zone costiere, l’espansione e la costruzione di
porti, la rimozione dell’arena da alcune spiagge in
favore di altre per la realizzazione di progetti edilizi.
Il report vorrebbe far riflettere gli autori di tali scempi
ambientali su come questi in realtà siano dei clamorosi
autogol per le loro attività economiche. L’erosione
dei litorali e l’inquinamento dovuto ad anni di continui
abusi stanno iniziando a danneggiare il turismo: l’industria
più remunerativa delle zone marine. Solo se queste
persone si convinceranno che sono vittime delle loro stesse
sciagurate azioni, avremo la possibilità di salvare
l’ambiente. Sebbene la Spagna sia uno dei principali
colpevoli, in ogni parte del mondo avvengono abusi ambientali
di questo tipo e noi surfisti che, più di molte altre
specie animali passiamo tempo sulle coste ed in acqua, ne
subiamo i disastrosi effetti.
PRESTIGE
Il peggior disastro ecologico che la Spagna abbia mai conosciuto.
La sua marea nera si estende per oltre 2.000 km tra le coste
della Galizia e dei Paesi Baschi. Tonnellate di greggio si
riversano ogni giorno sulle spiagge, dove gli inutili provvedimenti
che il governo spagnolo ha adottato per far fronte all’emergenza
evidenziano inoltre lo scarso interesse di Madrid per l’ambiente.
In una nota diffusa dal governo spagnolo, il 31 Maggio 2003,
si afferma che delle 1.064 spiagge contaminate dalla Prestige,
974 sono state completamente bonificate (92%). Solo chi vive
in Galizia, nelle Asturie, in Cantabria o nei Paesi Baschi
può rendersi conto di quale incredibile barzelletta
sia questa frase! Il tentativo disperato di rimuovere il greggio
dalle rocce, con l’ausilio di getti d’acqua ad
alta pressione, ha avuto come tragica conseguenza la liquefazione
di questo ed un ulteriore inquinamento del mare. Secondo Greenpeace,
tra le 3.000 e le 6.000 tonnellate di questa macchia appiccicosa
stanno ancora galleggiando nel Golfo di Biscaglia.
URBANIZZAZIONE
Recentemente il governo spagnolo ha deciso di apportare alcune
modifiche alla legislazione che si propone di salvaguardare
l’habitat delle zone costiere. Attualmente, nella Ley
de Costas, sono presenti delle clausole che autorizzano le
compagnie private ad edificare fino ad una distanza di 20
metri dalla riva. Maria Jose Caballero, la portavoce di Greenpeace
Spagna, afferma che il Dipartimento dell’Ambiente sta
commettendo i peggiori errori per quel che riguarda la salvaguardia
della costa, tornando indietro di 30 anni dal punto di vista
legislativo. Il piano di sviluppo futuro della costa spagnola
è incredibile: 25.000 case e 14 campi da golf lungo
la zona costiera di Murcia, 21 nuovi complessi turistici e
42 campi da golf nella zona di Valencia e la costruzione di
16 passeggiate lungomare nella Galizia, per un totale di 100
km che comporteranno la distruzione di spiagge ed oasi. E’
giusto però far notare che alcuni progetti di urbanizzazione
presso Cotillo, nel nord di Fuerteventura, sono stati recentemente
cancellati. La costa mediterranea della Spagna è tristemente
famosa per il suo eccessivo sviluppo urbano che si è
protratto per diversi anni. Il Mediterraneo con il suo moto
ondoso quasi costante e di modesta entità, l’assenza
di maree consistenti e la relativa mancanza di protezioni
naturali, non può “difendersi” con le proprie
armi come fa l’Atlantico. Appare così chiaro,
come il territorio costiero diventi facile preda di speculazioni
edilizie. Il problema si verifica in occasione delle tempeste
che colpiscono quest’area specialmente in autunno-inverno.
Le improvvise inondazioni sommergono le passeggiate, gli hotel
e le case costruite a pochi metri dal mare con conseguenze
anche tragiche.
AREE PORTUALI
In Spagna si sta assistendo alla progressiva espansione di
circa 20 porti, mentre è stata approvata la costruzione
di una nuova area portuale a Granadilla, sull’isola
di Tenerife. Negli ultimi sette anni si è registrato
un incremento di oltre il 500% degli investimenti legati alle
strutture portuali. Greenpeace ha denunciato il fatto che
questi investimenti non contemplano una spesa per sistemi
e strutture volti a combattere l’inquinamento, cosa
ormai del tutto evidente dopo il disastro della Prestige.
Anche i porti turistici hanno conosciuto una crescita esponenziale:
solo quest’anno sono stati approvati 31 progetti di
ampliamento e costruzione di porti di cui 10 alle Isole Canarie.
RICOSTRUZIONE
DEGLI ARENILI
Lo studio della morfologia della costa e delle sue dinamiche
(come la forma della costa cambia nel corso del tempo) è
molto complesso e l’intera comunità scientifica
si sta impegnando in questo campo. La naturale erosione delle
coste ed il variare del loro livello si misura in uno spettro
di tempo di millenni. Tuttavia le coste possono essere modificate
artificialmente e in questo caso può accadere che l’erosione
venga accelerata a causa dell’intervento dell’uomo.
La progressiva erosione degli arenili in futuro finirà
poi per danneggiare inevitabilmente l’industria del
turismo. Per rimediare a questa situazione e rigenerare gli
arenili impoveriti si è fatto largamente uso di sabbia
proveniente da altri tratti della costa, senza però
effettuare studi sulle dinamiche di erosione dei litorali.
E’ quindi probabile che queste azioni di ricostruzione
degli arenili possano causare in futuro più danni che
benefici.
LA DISTRUZIONE DI “TODA COSTA” IN NUMERI
1.371 spiagge colpite dalla marea nera di petrolio dovuta
all’incidente della Prestige.
205 punti dove petroliere lavano le stive riversando liquidi
inquinanti nel mare.
173 spiagge con una qualità dell’acqua pessima
(dato fornito dall’Unione Europea).
93 spiagge ricostruite artificialmente.
51 nuove macro urbanizzazioni spesso dotate di campi da golf.
35 nuove passeggiate lungomare.
31 nuovi porticcioli turistici.
20 potenziamenti di porti commerciali preesistenti.
13 progetti di oleodotti marini.
1 nuovo porto industriale.
|