TECNICA
COSA
C'E' SOTTO
Analisi
di un moderno foam
di
Ciro Berardinetti
Parlare
di tavole da surf, non è semplice, specialmente in
un periodo in cui mille mode e tendenze confondono le idee
ai surfisti. Sempre più spesso si sente parlare di
shape, di teorie e di modelli, ma pochi realmente conoscono
cosa ci sia dentro una moderna tavola: il pane o blank che
dir si voglia è la componente fondamentale di tutti
gli shapes. Senza tale materia, lo shaper non potrebbe realizzare
le proprie formidabili sculture. Per chi si è già
cimentato nella costruzione artigianale di una tavola, queste
parole hanno un tono sicuramente più familiare, per
chi invece non ha ancora provato, forse alla fine di questo
articolo avrà le idee più chiare.
Procedendo
per ordine, la stagrande maggioranza di tavole viene realizzata
ancora con una tecnica relativamente semplice; cioè
shapando (modellando) un pane presagomato di colore bianco,
che poi successivamente verrà rivestio con fibra di
vetro e resina poliestere. Dietro al lavoro del vostro shaper
vi è infatti un ingente impegno di mezzi e persone.
L’innovazione tecnologica in questo campo dalla II guerra
mondiale ad oggi non si è mai fermata, e gli innumerevoli
sforzi da parte delle grandi aziende ci permettano di avere
tavole sempre più leggere,
resistenti e performanti.
Quel
pane presagomato che troviamo all'interno della tavola ha
subito svariati cambiamenti fino ad arrivare ad essere come
lo conosciamo oggi; ed il frutto dell’evoluzione di
questo meraviglioso sport, e di tutte quelle persone che hanno
contribuito a rendere accessibile questa disciplina.
Sarebbe
molto difficile ripercorrere, indietro negli anni i passi
fondamentali di tale materiale, che è stato sicuramente
la chiave di volta, per la realizzazione delle tavole moderne.
Per
questo, ci concentreremo soltalto sull’aspetto tecnico
per conoscere più da vicino il “foam”.
Intanto
mettiamo da parte tutti i marchi di fabbrica più conosciuti
come: Clark foam, Bennet-dion, Burford, Ocean foam, West blank,
ecc. ecc.
Abbandoniamo
per un momento queste sigle che sono soltanto nomi commerciali
e concentriamoci sulla parola “foam” che significa
semplicementre schiuma. Essa è formata da un materiale
che prende il nome di “Poliuretano Espanso”. Il
poliuretano è una sostanza chimica che viene impiegata
per molteplici scopi, dall’isolamento termo-acustico,
nei banchi frigo, in pannelli/blocchi/lastre nell’edilizia,
nell’industria nautica e aeronautica, nel settore automobilistico
e in molte altre applicazioni.
Però
il poliuretano per adattarsi ai suoi molteplici scopi, cambia
la sua struttura, (vedi schiuma) dobbiamo quindi chiederci
qual’è il poliuretano che più si addice
alle nostre aspettative, cioè “leggerezza, densità,
lavorabilità”. Per questo esiste una schiuma
formulata espressamente per il surf, dove le caratteristiche
sono uniche, non riscontrabili in altre schiume.
La
qualità della schiuma è un elemento critico
dal quale dipende parte del buon esito di una tavola, insomma
è il cuore. Usare blocchi di schiuma con diversa densità
causa una drammatica diminuizione di prestazione/qualità.
Per capire ancora questo concetto importantissimo, legato
alla densità, dobbiamo inevitabilmente addentrarci
nelle fasi di stampa del poliuretano. Il poliuretano è
un materiale molto sensibile, molto pericoloso e le varie
fasi di stampa sono un concentrato di tecnologia dove nulla
è lasciato al caso.
Ci
sono aspetti da non dimenticare, la polimerizzazione è
sicuramente uno di questi semplicemente perché la crosta
esterna avrà una rigidità, che non sarà
la stessa all’interno del foam. Questo comportamento
“particolare” avviene perché durante la
fase di crescita la miscela viene in contatto con le pareti
dello stampo, estremamente rigide, provocando una maggiore
spinta da parte del materiale che, indurendosi, non cambierà
la propria conformazione, assumendo naturalmente quella dello
stampo. L’ottima distribuzione della densità,
l’alto grado di densità, (siamo su valori pari
a 80/90 kg/m3) il peso, il colore, la finissima struttura
cellulare, sono sicuramente tra le caratteristiche principali
e forse più importanti nella valutazione di una buona
schiuma. Ma questo ancora non basta, il pane è ancora
poco rigido, quindi delicato, per rendere un moderno blank,
competitivo, bisogna applicarvi un longherone centrale (stringer)
solitamente in legno di “cedro rosso” (come vuole
la tradizione). Lo stringer centrale è prettamente
necessario per rendere la tavola più resistente alla
rottura. L’accoppiata, longherone più schiuma,
è il fattore fondamentale per produrre tavole di buona
qualità (resina più fibra faranno il resto).
Ma
come nasce un blank?
Nascita
del blank
Si
parte naturalmente, affrontando le problematiche relative
al design, cioè disegno dei nuovi shapes, tenendo conto
che l’interazione tra shaper e costruttore è
fondamentale. Si inizia quindi progettando il pane, cioè
l’outline, scoop-rocher tenendo presente dimensioni
e spessori. Una volta realizzato il modello si può
partire con la costruzione dello stampo. Questo deve avere
caratteristiche ben precise, tra le quali la durata nel tempo.
Lo
stampo si presenta come due semi gusci (conchiglia), preriscaldato
mediante l’uso di serpentine (stampi termostatati).
Il calore è presente perché facilita la scorevolezza
e l’ottima distribuzione del materiale all’interno
dello stampo, inoltre favorisce il tempo di posa accorciando
i tempi di solidificazione.
I
due semi gusci che daranno forma al manufatto devono raggiungere
un livello di qualità non indifferente; provate ad
analizzare un pane prima che sia lavorato e scoprirete i segni
delle giunture dello stampo, il tipo di crosta, il colore,
la densità della crosta e l’incollaggio del longherone.
Tutti particolari che forse prima vi sfuggivano ma che non
possono essere trascurati nella scelta del foam. Ricordate
che il blank rimane il cuore primario della vostra futura
tavola e che qualsiasi imperfezione abbia non potrà
più essere ritoccata.
Il
poliuretano
Il
poliuretano è formato da due componenti, poliolo ed
isocianato, due resine non facili da utilizzare. Pensate al
potere espandente delle due resine, solitamente stivate in
fusti da 200 kg ciascuno, se maneggiate erroneamente possono
creare seri problemi. Sono materiali particolari che hanno
bisogno di determinate condizioni favorevoli per l’utilizzo;
prendiamo in esame l’isocianato TDI, particolarmente
difficile da trattare, volatile e soprattutto cancerogeno.
Il suo stoccaggio e la lavorazione devono essere fatte esclusivamente
da personale altamente specializzato! Comunque i due componeti
vengono miscelati da una macchina appositamente studiata e
durante la soffiatura del pane, per evitare spiacevoli bolle
d’aria o possibili imperfezioni, il coperchio dello
stampo deve rimanere parzialmente aperto. Verrà serrato
soltanto in un determinato momento. Questa operazione inoltre
facilita la fuoriscita di gas formatisi all’interno
dello stampo evitando bolle o spiacevoli ed irremediabili
imperfezioni. Una volta serrato lo stampo si aspetta la perfetta
solidificazione del pane e per evitare i tempi morti la macchina
schiumatrice, variando le varie erogazioni di materiale, può
essere programmata per lavorare su altri stampi riuscendo
così ad avere una produzione in continuo.
Estratto
il pane solidificato viene immagazzinato e conservato per
misura e tipo di densità. A questo punto si passa ad
un’altra fase fondamentale, l’inserimento del
longherone. Il foam viene tagliato longitudilmente a 90°
ed il taglio non deve presentare imperfezioni di alcun tipo.
Successivamente si passa all’incollaggio vero e proprio
del longherone che verrà pressato su uno speciale banco
e poi morsettato. La mascheratura è l’ultima
fase, quella in cui vengono stampate le misure, il tipo (densità)
ed il cliente. Adesso il pane è pronto per essere imballato,
spedito dai vari distributori nel mondo alle varie factory.
Ringraziamenti
a:
-
Mr. Garry di Oceanfoam Australia;
- Dave Mannion di Hot Brewz, Perth Australia;
- Comet.
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