STORIE
HAWAII
AQUI'
Di
Gabriele Concato
Gabriele
Concato, nato a Roma nel 1960, è un viaggiatore solitario
che ha avuto il coraggio di abbandonare gli schemi convenzionali
per ricercare la propria direzione di vita vicino al surf
e ai viaggi. Laureato in sociologia, imprenditore aeronautico
e surfista della prima generazione, attualmente vive girando
il mondo mantenendo come base un villaggio di pescatori nella
foresta atlantica del Brasile. Il brano che segue è
tratto dal suo libro Hawaii aquì, il diario di un viaggio
catartico in cui l’autore descrive e supera le ipocrisie
della vita quotidiana. La spietata analisi sociale e le esaltanti
descrizioni dei luoghi attraversati lo rendono un libro senza
ipocrisie e forse un po’ “scomodo”. Un invito
al viaggio ed alla libertà nei quali molti surfisti
italiani si possono rispecchiare.
Per
acquistare: www.hawaiiaqui.com
Per
scrivere all’autore: autore@hawaiiaqui.com
Engenhoca
- Brasile.
Da
circa un’ora correvamo a piedi nudi nella giungla atlantica.
Con la tavola sotto braccio cercavamo un frangente che accogliesse
da Nord-Ovest la grande mareggiata proveniente dall’emisfero
boreale che, come una furia, la sera prima aveva investito
la costa orientale dell’America del sud, quando ad un
tratto, con il fiato corto per l’affanno, udii strillare
la guida indigena che mi precedeva: “Hawaii aquiiii,
Hawaii aquiiii...”. Dopo appena un istante ero commosso:
io e Uruhù, soli, davanti ad un maestoso spettacolo
della natura. Grandi onde scolpite nello zaffiro liquido,
lisce, lunghe, violente, perfette e che frangevano su una
stretta lingua di finissima polvere bianca trasportata dall’istmo
di un fiume cristallino. Alberi secolari stracolmi di frutta
che, a picco sulle scogliere, innalzavano pappagalli coloratissimi
e macachi danzanti sulle chiome color smeraldo. “Hawaii
aquì” ripete la guida indigena, “sì
Uruhù le Hawaii sono qui” dissi io annuendo con
gli occhi semilucidi dalla commozione. Le isole verdi, le
isole fatte di pace e felicità che un tempo sognavo
e rincorrevo, le Hawaii, erano qui, adesso, davanti a me in
preda al visibilio e all’emozione. Il fiato spezzato
dal cuore in sella ad un puledro selvaggio, l’anima
rapita dall’artiglio di un’aquila reale e la mente
cullata da una nuvola d’oro. Non c’era nulla da
capire. Non c’è mai stato nulla da capire. Come
un granitico blocco di ghiaccio si disperde sciogliendosi
al sole, così la vana ma imponente solidità
delle parole evaporava di fronte alla realtà. In silenzio,
senza parlare, senza pensare, immobile nel corpo e nella mente,
avvertii il rombo dell’oceano che mi trasferiva, come
tam tam della giungla un messaggio universale: “Tutte
le cose della vita sono semplici, pulite, chiare, sei tu a
complicarle”. Senza ancora respiro, in quell’istante
successe quello che accade dopo la notte quando, ancora semiaddormentati,
d’un tratto qualcuno in casa spalanca la finestra della
stanza e il sole forte del mattino come un flash di milioni
di watt, folgora la retina oculare che in un millisecondo
non vede più nulla, tranne la luce abbagliante che
ancora rimbalza come impazzita. In quel preciso istante ebbi
la piena consapevolezza che quelle isole irraggiungibili,
le Hawaii, erano sempre state dentro di me; giravo il mondo
a perdifiato quando il mondo che cercavo lo portavo dentro
da sempre. Capii anche che oltre a quelle isole incantate,
avevo trovato un amico, un amico per la vita, un amico fedele
e inseparabile con il quale condividere sentimenti, emozioni
profonde, grandi dolori e attimi di gioia. Me stesso: il mio
migliore amico. Ora finalmente non sarei mai più stato
solo ad attendere il sole nascere dietro le alte foreste tropicali,
o morire dietro l’ultimo immenso orizzonte oceanico.
Mai più solo ad ospitare i pensieri esistenziali che
si fanno largo nella mente quando la grande onda avanza, violenta
e imponente. Mai più solo nel sentire l’amore
per la vita sbocciare nel cuore e l’anima parlare con
Dio. Grazie a quelle poche parole che nel lontano 1978 mi
indicarono la via, grazie ad Uruhù, la guida indigena
che mi fece vedere quello che da solo non vedevo, e grazie
alla perseveranza di andare sempre avanti qualsiasi cosa succedesse,
e qualsiasi cosa mi dicessero le persone care, oggi posso
vivere la mia vita, una vita piena, una vita ricca e felice
anche nei momenti di sofferenza, una vita che auguro a tutti
voi di trovare. Le vostre isole Hawaii. La vostra vera vita.
L’unica verso la quale abbiamo il dovere di vivere.
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