PUGLIA DEC.03
Di
Emi Mazzoni
Da
anni progettiamo di visitare il litorale pugliese ma, nonostante
gli attraenti racconti sul Salento, qualcosa ci ha sempre
fermato. Anche questa volta sembrava che non dovessi partire
ma una telefonata di Fabio di Molfetta mi convince ad andare.
Mi dice che ci sono due metri da sudest, il mare è
attivo e che nei giorni seguenti ci sarà una lunga
scaduta. Il minimo barico che ora è posizionato sul
golfo di La Spezia si sta spostando velocemente verso Creta.
Le previsioni preannunciano l’entrata in ciclogenesi
della bassa una volta raggiunta l’isola greca. Sembra
uno schema meteorologico perfetto per il litorale della Puglia
Ionica; le onde, percorrendo uno dei fetch più lunghi
del Mediterraneo, arrivano nel Golfo di Taranto lunghe, distese
e regolarizzate dal vento che sulla costa spira dai quadranti
settentrionali.
Da
Ravenna a Taranto ci sono 662,7 Km e all’incirca sei
ore di macchina. L’esperienza del viaggio ci fa comprendere
la consistenza dello spazio, indicandoci che esso è
eterogeneo, discontinuo e ha uno spessore qualitativo. La
continuità del nostro viaggio è interrotta dalla
pioggia che da quando siamo partiti non ha ancora cessato
di scendere. Il tergicristallo è rotto e l’unico
modo per far lavorare le spazzole consiste nel tirarle avanti
e indietro con dei lacci da scarpe. Matteo Storelli, mio unico
compagno di viaggio, sembra un capo treno e ogni volta che
tira i lacci, invece di far fischiare la locomotiva, fa partire
i tergi. Stremati dalla notte passata in bianco, a pochi km
dalla nostra scommessa con lo Scirocco, finisce inesorabilmente
il gasolio ed é proprio fermandoci che ci accorgiamo
di quanto sia eterogeneo il territorio e di come la globalizzazione
selvaggia, qui, sembri essersi fermata davanti alla porta
principale ad aspettare che i mezzi di informazione preparino
il terreno fertile.
Finalmente
incontriamo Fabio e Giuseppe i quali ci indicano la strada
per raggiungere la nostra promessa mediterranea. Valicata
l’ultima duna e percorso l’ennesimo stradello
arriviamo sulla costa
accorgendoci con stupore che una sinistra perfetta
di un paio di metri, accarezzata dal vento da terra, si srotola
regolarmente per almeno 150 metri. Il fondale, prevalentemente
lavico, degrada lentamente verso il mare e le secche, più
che amplificare la swell, tendono a regolarizzarla. L’angolo
di incidenza della
mareggiata, quasi retto rispetto alla secca, ed il tavolato,
lambito da un canale di acqua più profonda, fanno lavorare
quest’onda come un point: mentre la parte che incontra
le rocce tende a piegare e a dissipare la propria energia
tubando, la spalla mantenendo la stessa altezza continua nella
sua direzione formando una linea convessa.
Lungo
la costa abbiamo visto varie onde: una destra perfetta che
rompeva attorno ad un tavolato di roccia, una sinistra pelare
le pareti di un promontorio, poi l’onda che abbiamo
surfato ed infine questo a-frame perfetto rompere di fronte
ad una torretta diroccata. Ringraziamo tutti quelli che erano
in acqua con noi in quei due giorni di metà novembre.
 
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