PRIMORDIA
Testo: Emiliano
Cataldi
Photo:
Antonio Ronchini
Una
donna e la sua esperienza con il mondo di Banzai: è
una donna molto speciale la Signora Ida, che da sedici anni
gestisce il "Chiosco-Cucina Banzai Beach".
Dalla
cucina osserva il variopinto microcosmo che popola la spiaggia
nei giorni di onde e con il tempo ha imparato a conoscere
i surfisti e le loro abitudini. Dal suo privilegiato punto
di osservazione, ha vissuto tutta la storia del surf romano
dalle origini ai giorni nostri e racconta aneddoti di quando,
a Banzai, cera solo lei.
O
quasi.
Da
quando esiste Banzai, esiste anche Lei.
Sempre
uguale, con il grembiule bianco e gli zoccoli ai piedi, ti
parla con la voce arrochita da chissà quante sigarette
mentre ti squadra da dietro le lenti scure dei grossi occhiali
da vista. La signora Ida ha vissuto Banzai più di chiunque
altro, addirittura prima che si chiamasse così: nessuno
ha visto più mareggiate, scadute, e giorni di onde
perfette di quanti ne abbia visti lei, che, da sedici anni,
gestisce il chiosco bar che si affaccia direttamente sul picco
più frequentato del Lazio. Un
giorno di sedici anni fa, la signora Ida ha deciso di basare
la sua vita ed il lavoro sulla spiaggia di Banzai, trasformando
un chiosco di legno fatiscente in quello che oggi è
il punto di riferimento per decine, se non centinaia, di persone.
Quando ha ereditato dal padre quella baracca, la spiaggia
era molto diversa da come la conosciamo oggi; non cerano
tutte le case che ci sono ora e larenile era lasciato
allincuria e allabbandono.
"Banzai" racconta "era una discarica".
Sedici anni possono non sembrare molti, ma rispetto alla breve
storia del surf nostrano, parlare del 1985 è come riferirsi
al neolitico del surf in Italia. Da allora la signora Ida
ha visto susseguirsi generazioni di surfisti, ha visto i bambini
diventare ragazzi e i ragazzi diventare padri di famiglia.
Quando lei si stabilì qui, un gruppetto di tre amici
di Roma iniziava a frequentare quella spiaggia per fare il
surf: Andy DAnselmo, Maurizio Marchisio e Giorgio Pietrangeli
avevano scoperto Banzai da poco. La
signora Ida ha mantenuto un rapporto speciale con loro e ricorda
quei giorni sempre con piacere.
"Mi ricordo che allinizio non avevo niente
i gelati, qualche bibita
quindi per passare il tempo
preparavo marmellate e sti ragazzi venivano e mi chiedevano
<...che mi può fare un panino con la marmellata
che ha preparato lei?>, e io gli preparavo i panini con
burro e marmellata."
Lo vedi da come ne parla che il ricordo di quei tempi le è
rimasto nel cuore; allinizio scambiamo due chiacchiere
mentre lei prepara piatti di pesce per i clienti affezionati
in un caldo pomeriggio autunnale, poi si lascia prendere dai
ricordi, viene a sedersi accanto a me, si accende una sigaretta
ed inizia a parlare, con lo sguardo teso verso lorizzonte
come per ricordare meglio. Le parole escono da sole, ed hanno
il fascino delle storie di tempi lontani che una nonna racconta
ai suoi nipoti:"...sono passati sedici anni ma loro mi
chiamano ancora, Andy e Maurizio vengono qualche volta, invece
Giorgio non lo vedo più da tanto tempo perché
adesso lavora nei villaggi turistici
erano dei ragazzini!".
Con il passare degli anni la signora Ida ha imparato a conoscere
le abitudini dei surfisti; per anni è stata il punto
di riferimento di tutti coloro che volevano sapere le condizioni
del mare e tuttora, nei giorni di onde, il suo telefono
squilla di continuo. A
proposito mi dice: "Certi mi dicono < Signora vengo
da Roma... volevo sapere comè il mare
>
e allora glielo dico che non vale la pena se ci sono solo
due persone e gli altri passano, stanno un po a guardare
e se ne vanno
poi ci vuole unonda più liscia,
meno schiumosa...". "La Signora", come è
affettuosamente soprannominata da tutti, sa dirti sempre se
le onde sono belle oppure se il mare è ancora troppo
piccolo: "...se le onde sono una appresso allaltra
schiumose glielo dico che non sono buone, poi basta che mi
affaccio perché se in acqua sono solo uno o due non
è buono
non so come fanno, quando ci sono le
onde in un attimo sono tutti qua dentro lacqua".
Nonostante le decine di telefonate che riceve, la signora
Ida è sempre molto disponibile con i ragazzi: "No,
non me scocciano
lo capisco, loro vogliono venì
qua a fare surf
adesso da quando cè la
telecamera chiamano un po meno, ma prima era una cosa
continua
".
Della
sua infinita pazienza, comunque, da prova anche pochi minuti
dopo: mentre chiacchieriamo, dopo che ha chiuso la cucina,
arrivano due ragazzi chiedendo se è troppo tardi per
mangiare. Sono le quattro passate e mi aspetto che, con la
gentilezza di sempre, dica loro che non è più
possibile pranzare. Al contrario la sento dire "Se volete
vi preparo un primo, ma dovete aspettare un po che metto
su lacqua a bollire...". E sempre stata così,
la signora Ida, disponibile al punto che pensi che non abbia
mai detto di no in vita sua: quando lho conosciuta,
avevo sedici anni e le chiesi se poteva cuocere per me ed
i miei amici un petto di pollo che avevamo comprato in un
negozio di alimentari. Lei, alle prese con una piastra piena
di triglie e gamberoni, fece spazio per il nostro petto di
pollo e, dopo un quarto dora ce lo servì. Il
tutto, ovviamente, senza farci pagare nulla.
Questo episodio mi rimase impresso e fin da allora mi resi
conto che la signora Ida era una persona davvero speciale.
Negli anni, a forza di sentire i racconti dei surfisti, "La
Signora" ha ascoltato storie di viaggi e di onde lontane,
e quando parli di qualche spot che ha già sentito nominare,
non è raro che ti dica: "
ma dove in Indonesia?
Mi pare che Andy e Maurizio ci andavano spesso
".
Ricorrono spesso questi nomi nei discorsi della "sora"
Ida, e non è difficile capire come sia legata ai primi
ragazzi che ha conosciuto a Banzai; col passare degli anni,
la spiaggia è diventata un punto di riferimento per
centinaia di surfisti e per lei ricordarli tutti è
impossibile. Riguardo allaffollamento crescente ha sentito
talmente tante persone lamentarsi nel corso degli anni, che
ad un certo punto aggiunge semplicemente: "Adesso siete
diventati troppi", e se cè una persona che
può testimoniare in prima persona il boom che il surf
ha vissuto negli ultimi anni, questa persona è sicuramente
lei.
Ripenso
alle parole che mi ha detto fino ad ora, cerco di immaginarmela
intenta a far bollire della marmellata mentre dalla finestra
osserva tre o quattro ragazzi che si godono i primordi di
Banzai in perfetta solitudine. In fin dei conti, penso, la
storia della signora Ida non è diversa da quella di
una Nyoman e del suo warung ad Uluwatu, o da quella di una
Maria e della sua cabana da qualche parte in Costa Rica. In
qualche modo, questo pensiero mi affascina.
Verso
metà pomeriggio si alza uno scirocchetto debole, il
cielo si annuvola e qualche piccola schiuma inizia a formarsi
a riva; non passa mezzora che squilla il telefono. La
sora Ida si alza e va a rispondere; quando torna la vedo sorridere:
unespressione quasi compassionevole appare sul suo viso
mentre dice: "...a volte mi chiedono < Signora, ci
stanno le onde? > e io rispondo < Si, ci stanno le onde,
so belle >, e allora mi dicono < Ma quanto sono
alte? > e io gli vorrei rispondere < Se aspetti mi metto
il costume e te le vado a misura! >".
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