MALDIVE
99,6% paradiso
testo
e foto: Nik Zanella
DA
DENTRO. Le Maldive sono più vicine di quanto pensi,
le porti dentro anche senza esserci mai stato. Le Maldive
sono quel sentimento di sovranità e appartenenza che
ti senti addosso quando vedi una isola verde, serena e disabitata.
E un feeling che può rimanere assopito per anni,
come listinto per la caccia, ma quando cominci ad intravederle
dallaereo, sparpagliate a cerchi su tutto quel blu il
primo pensiero è "qualè la mia?"
e già ti vedi a camminare sulla sabbia e controllare
i confini del tuo regno.
DA
SOPRA. Viste da molto in alto le Maldive quasi non esistono.
Il rapporto tra terre emerse e sommerse è sconvolgente:
lacqua occupa il 99.6% del territorio nazionale e crea
un ecosistema fragile e rarefatto davvero poco adatto ai mammiferi
terrestri come luomo. Non ci sono montagne o colline,
niente (tranne le palme) supera i 3 m sul livello del mare!
Anche la pietra ha origine dallacqua, frutto della catena
di morte e rinascita del corallo.
DA
SOTTO. Dal punto di vista dei pesci le Maldive sono una catena
montuosa altissima la cui cima è densamente popolata.
Gli oltre ventisei atolli (in tutto più di mille isole)
sono la parte emersa di una antica dorsale vulcanica con cime
che toccano i cinquemila metri. Questo gigante sommerso si
estende dalle Laccadive (vicino allIndia) alle isole
Chagos a sud dellequatore. Dal satellite sembrano i
piloni di un ponte mai terminato lanciato dal sud dellIndia
verso il vuoto delloceano indiano.
25/Luglio
Verso
Tari.
Dormo
come un ghiro, laereo salta lo scalo di Colombo e io
non me ne accorgo neanche. Anzi, mi compiaccio che in dieci
ore da Roma sarò a Tari, inclusa lultima mezzora
in speedboat lungo il lato esposto dellatollo di North
Malé. Dallaereoporto puntiamo a sud. Il mare
sembra piatto e fondissimo. Il driver timona pigro e sicuro.
Lisola che mi aspetta si chiama Kanuhuraa, a 16 km a
Nordest di Malé. Nella cartina è solo lultimo
chicco a sud in un grappolo verde e bianco ma nella mia mente
è il luogo fisico di centinaia di aspettative e di
qualche paura. Appena la vedo ne capisco le dimensioni. Sarà
lunga non più di un chilometro, ha una laguna riparata
ed un lungo reef esposto. Non stacco gli occhi dalle onde
fino a quando Tony mi dà il benvenuto al porticciolo.

Tony
"Hussein" Hinde, è australiano, ha naufragato
alle Maldive nel 73, ha vissuto con la popolazione autoctona,
ha imparato la lingua (difficilissima!) ed ha abbracciato
la fede musulmana. Alla sua storia Surfers Journal ha
dedicato ventidue pagine recentemente, è una delle
più belle avventure surf che io abbia mai sentito (www.surfersjournal.com).
Tony ha vissuto di riso e pesce per dieci anni imparando a
proprie spese le regole di interazione con questo paradiso.
Il suo padre adottivo (che lui chiama Boppa) gli ha insegnato
a portare il Dhoni a vela e ad utilizzare le correnti. Tony
racconta di essersi perso tra gli atolli molte volte e di
aver passato notti da incubo in preda a correnti e venti sfavorevoli
tornando dalle sue esplorazioni. Nessuno meglio di lui poteva
gestire una surf resort in questo paradiso senza alterarne
i ritmi e la magia. Se lambiente delle Maldive è
in gran parte lo stesso che incontrò Tony trenta anni
fa, lo dobbiamo anche alla esclusività (e al prezzo)
delle resort. Tari Village è curatissimo (per dare
unocchiata dentro il camp: www.tarivillage.com), non
un sasso fuori posto, nel camp lavorano cinquanta persone.
Il numero di surfisti ammesso a Tari è di 25, questo
ti garantisce che Pasta Point (accesso consentito solo agli
ospiti di Tari) non sia mai affollata.

Che
piaccia o meno questa politica, il turismo alle Maldive ha
avuto un impatto davvero minimo sullambiente naturale
e culturale delle isole. Questo è impagabile se pensiamo
a quanti danni ha fatto loccidente (surfisti inclusi!)
viaggiando per "piacere".
Prendo
possesso della casetta (due piani, air cond, frigo, vista
su Pasta Point
), e raggiungo Tony subito con una 6.3.
Entro in acqua dietro di lui, siamo soli nel lineup, mi spiega
dove stare (di fronte alla torretta) e dove spinge la debole
corrente (verso il lineup) poi arriva un set ed entro in frenesia
alimentare. Le onde sono sul metro e mezzo, Tony prende un
tubo in bodyboard e mi fa le linguacce da dentro, rido nel
canale mentre prendo unonda dietro laltra. Non
riesco a togliermi il sorriso dalla faccia. Mi rimane stampato
anche quando tento di riposarmi in cameretta.
26-28
Luglio
Confidenza
Prendo
confidenza con le onde, la swell è sui 3 ft, conosco
i boat men e le loro barche. Tari ha quattro Dhoni a disposizione
degli ospiti per scorrazzare tra i vari break. Sono barche
derivate dal Dhow in uso nei paesi arabi ed hanno una grossa
prua alta e ricurva (sul dhoni guarda: www.maldive.com/fish/mdhoni.html).
La chiglia è quasi piatta per avere la massima galleggiabilità.
I colori degli scafi sono piacevolmente lucenti e freddi,
azzurro ghiaccio con strisce nere, verde pastello e giallo.
Lequipaggio è composto da due persone, un ragazzino
intento a svuotare dallacqua la chiglia e a preparare
betel e un "captain" che timonando coi piedi, fuma,
mastica betel e pesca. Con una barca è davvero semplice
entrare nella line up, la prima onda la prendi che ancora
sei asciutto. Per uscire però devi raggiungere la barca
nel canale e, con linside di Sultans che ti rincorre,
può diventare impegnativo! Non riesco davvero ad abituarmi
a non toccar mai terra. Trovo strano surfare senza vedere
il contesto dello spot. Ad esempio approdare a "Prison"
(la destra che rompe di fronte allisola-prigione), è
vietatissimo. Lunico contatto che abbiamo con la terra
è olfattivo. La brezza trasporta odori di rice and
curry verso le 11.30, un invitante profumo di pan kake alle
15.00 e poi di nuovo curry verso le 17. Due italiani che furono
trovati a Malé con un seme di ganja e una canna ci
passarono svariati mesi. LIslam praticato qui (Sunnita)
è più soft di quello dei paesi del medio oriente:
ad esempio le donne non sono soggette al "Purdah",
la legge che le obbliga ad uscire completamente coperte. Visito
Malé in un pomeriggio piovoso: è uno strano
misto tra stile coloniale, arabo e indiano. Le moschee di
pietra corallina si alternano a negozi di cellulari, di barche
e di souvenir che sono sempre gli stessi: sarong, elefantini
e pesci di legno, magliette sintetiche colorate!
Latteggiamento
dei locali è gentile ma mai servile. Tony mi spiega
che sono intelligentissimi per via di tutto il pesce che mangiano,
io mi accorgo solo che le donne sono davvero splendide!
29/31
Cresce!
Dopo
essermi tolto parte della fame di onde realizzo cosa è
successo a Srilanka e decido di cancellare quelle due settimane
ad Arugam Bay per rimanere più a lungo a Tari. Lo staff
si fa in quattro, il mio biglietto è spedito a Malé
e torna dopo pochi giorni, esteso e stickerato. Intanto la
swell cresce, Pasta è stabile sui 4/5 ft, il set è
ben più alto di me. Tutte le sezioni cominciano a stendersi.
Il take off si fa su un muro veloce e tubante (detto "Maccaroni")
che proietta in una sezione ripida. Qui londa rallenta
piegando verso riva (Gonzo Bowl) e regge ogni sorta di manovre.
Lultima sezione è la più asciutta, comincio
a farne la conoscenza col crescere della swell. Si chiama
"Locked Jaws" (denti stretti) e scorre veloce su
un tavolato di reef fondo mezzo metro, produce un tubo circolare
carico di schiuma e se ti prende ti grattugia. Le due sezioni
prima sono tranquille, questa no! Anche gli australiani più
hardcore escono prima.
Il
31 lo ricorderò per un pezzo. Le onde sono sugli 8
ft (double-overhead), i set qualcosa di più. Nel canale
tra Tari e Sultans i dhoni spariscono tra le gobbe del mare.
Usciamo a Pasta ma appena prendo la prima onda un temporale
si accanisce su di noi. Un vento oltre 40 nodi ci spinge di
lato oltre il picco verso la zona di eterno close-out. Chi
ci riesce, prende unonda ed esce ma i choppy del vento
rendono il takeoff quasi impossibile. Nuoto dritto verso riva
senza vedere niente per la pioggia e rischiando di prendermi
un set sui 10 ft in testa. La situazione è critica
per tutti ma Pete che é quasi a terra si gira, mi viene
incontro e nel vento mi urla "Nik, get the hell out of
there!!". "Graziealcazzo" penso! Non posso
contrastare quel vento a nuoto e prendo una palla di schiuma
che mi spara, da sdraiato, dentro il tubo di Locked Jaws!
Salto di choppo in choppo come una bambola di pezza. Nel vento
vedo solo la sezione davanti a me succhiare sotto il livello
del mare. Devo uscire da questinferno! Tiro sul nose
con le mani, affondo le dita nella resina poi vengo succhiato
in basso e shakerato "on the rocks". Divento acqua,
quando mi rialzo non so dove sia la terra o il mare. Tocco
ai polpacci, mi ripiglio, recupero la tavola e scappo zompettando
sul reef come fosse moquette. Neanche un graffio.
In
mezzora linferno passa. Gli altri tornano in acqua,
anche Ibu (la surf-guide e campione delle Maldive) esce ma
ancor prima che io riesca a scattargli foto rompe il leash,
non riesce a tornare a riva e viene ripescato nel canale dalla
barca. Sono surfed-out e ho bisogno di un giorno di riflessione.
Al pomeriggio vado a letto e dormo dodici ore filate.
01/05
Agosto
Preso
e mangiato
Surfiamo
un semi-secret chiamato Cokes sullisola di Thulusdhoo,
partiamo in cinque col Dhoni grande, scorte di acqua e lenze
per pescare.
Per
raggiungere Cokes impieghiamo più di unora passando
una decina di isole. Quando arriviamo il break è deserto.
Cokes è considerata londa più pesante
delle Maldive ma nessuno me lo dice. Londa (destra)
parte abbastanza lenta ma si trasforma in un tubo veloce e
potente poco dopo il take off. La sezione interna rompe su
meno acqua di Pasta e Sultans e non sempre è possibile
anticiparla... Ormai sono abituato a strisciare le pinne nel
duckdive! Fra laltro Cokes è uno dei pochi spot
con una piccola comunità di surfisti locali. Lisola
ospita lo stabilimento produttivo della Coca Cola e qualche
altra fabbricha in cui lavorano alcune centinaia di maldiviani.
Spio lattività a riva col tele, i locali sono
tutti fuori dallacqua, seduti sotto unampia veranda.
Dal mare nulla traspare della natura "industriale"
di queso posto. Come in tutte le isole, le costruzioni non
superano in altezza le palme. Lacqua è cristallo.
Smaltire i rifiuti in maniera pulita è un imperativo
categorico sia per le isole abitate dai locali che per le
resort. Anche questo incide sui costi di questo tipo di turismo,
pulito nei confronti dellambiente ma non alla portata
di tutti.
Sulla
via del ritorno il captain cala un paio di traine e noi pisoliamo
sulle panchine. Ci svegliamo per le urla, qualcosa di grosso
ha abboccato! Il grosso filo viene recuperato a mani nude
lasciando scorrere il nylon quando il pesce tira troppo. Vedo
luccichii di colore molti metri sotto la barca e intuisco
le misure del pescione. La preda viene tirata di peso a bordo.
E colorato, lungo oltre un metro si agita sulla barca
e imbratta di sangue le tavole di tutti! E un pesce
delfino (non un delfino!), una specie di siluro verde con
una striscia di macchie gialle iridescenti ed un muso osseo
piatto ed inespressivo. In dieci minuti la vita esce dal suo
corpo, in altri dieci i colori sbiadiscono e perdono luminosità,
il verde lucente diventa marron, il giallo si spegne: in due
ore sarà cotto e mangiato.
05/12/AGOSTO
Facile
ed Innocente.
La
swell che era cresciuta nella scorsa settimana ora è
ferma sui classici 4 ft. (per previsioni onde vai a www.fnoc.navy.mil/PUBLIC/WAM/wam.html
e clicca su "indian ocean"). Surfare torna ad essere
un gioco facile ed innocente. Il pomeriggio passo un po
di tempo al moletto coi captain delle barche, il punto di
ritrovo è una capanna di stuoie ed una strana sedia-sdraio
a tre posti chiamata "Joli" in maldiviano. Riusciamo
a comunicare nonostante le barriere linguistiche. Mi confermano
di essere mussulmani e che la musica che sentiamo spesso in
barca sono preghiere. Mi offrono betel e vedo come lo confezionano
qui. Masticare betel è un "vizio" come il
fumo ed è diffusissimo in tutto il sudest asiatico
dallIndia a Taiwan attraverso Bali. Di forma è
simile alla noce moscata, la tagliano a fettine (tipo truccioli)
e la masticano da sola o accompagnata con calce (la punta
di uno stuzzicadente), una pasta rossa dolce e piccante (ingredienti
ignoti) e un chiodo di garofano. Masticando diventa un bolo
rosso che i locali immagazzinano tra labbra e gengive e di
cui bevono il succo dagli effetti eccitanti. A me però
il bolo fa un bel zero anzi si sgretola in bocca, mi macchia
di rosso i denti e mi provoca un singhiozzo insopportabile.
Sputo il tutto e loro ridono! Rimango tutto il giorno coi
denti rossi e unalito da dopo dentista!
Alle
sei le ultime barche tornano da Sultans, quando i boatmen
se ne vanno mi sposto sulla torretta e ripercorro mentalmente
le cose più belle che mi sono successe. Le onde di
Pasta prese coi ragazzi di Byron, i tubazzi a Sultans, le
tartarughe viste da sotto, i duck dive a occhi aperti, i delfini
e il loro linguaggio di fischi, le mante e le facce serene
dei locali. Mi scopro ancora a sorridere da solo e ad applaudire
ai set nella luce del tramonto.
14/AGOSTO
Il
Distacco
La
luna è calante, la swell è calante e io mi sto
lentamente distaccando da questo sogno. Prima di partire mi
metto le scarpe, non le tocco da due settimane e mi danno
claustrofobia. Del ritorno ricordo solo il tratto in barca
fino a Malé con le onde di fianco e una luna enorme.
Gli aeroporti deserti e laria asettica mi asciugano
i setti nasali cancellando tutte le tracce di paradiso dal
mio corpo.
Arrivo
a casa in dodici ore e mi faccio una doccia. Non ho nessun
taglio infetto, nessuna infezione intestinale, nessun dolore
che mi ricordi queste due settimane di paradiso. Solo una
strana abbronzatura con le pieghe del sorriso.
Intervista
ad IBU HUSSEIN
Hussein
"IBU" Areef
The
Rannamari surfer
D.O.B.
23 April 77
Place:
Raa Rasmaadhoo, North Maldives.
Stance:
Goofy
Years
of surfing: 12
Fav
Spot: Honkys, Pasta.
Sponsors:
Billabong.
Ratings:
Current Maldivian Champion.
Vedendo
Ibu surfare sembra di vedere un folletto, uno di quegli spiritelli
che qui chiamano Jinnis e che vivono nel mare. Per la conformazione
della sua terra, Ibu è cresciuto in acqua. Pescando
e surfando. Mentre gli scatto alcune foto dalla press-tower
su Pasta point, scherzo con Ahmed (laltra guida surf)
sulla sua naturalezza. "Ibu is the Rannamary surfer"
mi dice Ahmed. Rannamary, nella mitologia maldiviana è
uno spirito marino che vive tra le onde terrorizzando (come
documentano le leggende popolari) gli abitanti di Malé.
Per ammansirlo in antichità venivano sacrificate ogni
anno alcune vergini del villaggio. In un certo senso è
un antieroe: la leggenda vuole che venisse scacciato da Abu
Al Barakat, un arabo del nord Africa che, stanco della situazione
si intrufolò travestito da vittima e ricacciò
il mostro in mare recitando brani del Corano. Quando Ibu esce
dallacqua, aspetto che si asciughi, poi gli vado incontro
e accendo il registratore.
How
did you get into surfing?
I
got into surfing when I was 13 through my friend Suya and
Hazi. Originally Im from the north, from Rahasmadu island.
I was a child in a small fisherman village. I used to go fishing
a lot around the atoll and sometimes we went surfing with
a blank of wood. Just to lay down and play with the wave,
not proper surfing, just fun. Life was really simple, just
hanging around the beach with friends. Switcing to surfing
was just easy, you live on the land but its water all
around and my all life was taking place near the reef. Then
I met Tony.
How
did you meet Tony?
I
met Tony in the surf. He was the one that brought surfing
to the Maldives and tought the local boys how to surf. He
lived in the Maldives longer than me, he was surfing Sultans
living in Hilofushi. I met him in the surf shop and he came
around and asked me if I wanted to work at Tari Village as
a surf guide. By that time I was studing and wanted to finish
that year. Early next year, it was 97, I came here and started
to work. I take people surfing around the reefs. We (Ibu and
Ahmed) help the surfers at Tari score the best waves around.
We instruct them on how to deal with reefs and currents. We
surf with them. For this reason we have the chance to meet
people and travell a bit. Ive been to Australia and
Srilanka. Tony took me there last year to take part in the
Srilankan Airlines Pro Surf in Hikkaduwa where I ranked 4th.
I also stayed in Byron Bay. Where all our good friends took
care of me ad Ahmed flight and all. We were there on Dec 31st,
the all town was parting with fireworks everywere. It was
awsome!
Tell
me about yoour sponsorship and about whats going on
between you and Billabong? Tell us what competitions mean
to you and to the Maldives.
I
got hooked up by the Billabong Asian branch in Singapore through
Tony. I am actually the first maldivian athlete ever sponsored
by a foreign company. In 1996. We held the maldivian championship
here at Pasta in Tari Village, organized by Atoll Adventures/travel.
I won the championship again this year, it was called the
Rannamari Challenge. That gave me the chance to get the wild
card for the Oneil Deep Blue competition this year.
It was a great experience to surf with the pros and it also
gives good name to our waves on the magazines. Surf turism
is good for the Maldives because it has a low impact on the
environment. The locals take benefit from it but sometimes
it gets crowded outside of Pasta.
What
other interest do you have Ibu?
What
do you like most?
I
like local Boduberu drum music. Its played on palmtree
drums. I like reggae music a lot. I like to go home in the
off-season and spend some time with friends and family. I
like my girlfriend, shes in Male, we only meet once
or twice in a month
I
like to surf Honkys, in the beginning of season, its
my favourite wave, long lefts.
SCHEDA
MALDIVE
Nome
per Esteso: Repubblica delle Maldive
Area:
298 kilometri quadrati.
Popolazione:
301,475
Capitale:
Malé (popolazione 62.973)
Etnie:
Singalese, Dravidiana, Araba, Africana
Lingua:
Divehi Maldiviano, molti parlano inglese.
Religione:
Islamica Sunnita.
Governo:
Repubblica
Presidente:
Maumoon Abdul Gayoom
Visto:
Si ottiene gratis allarrivo, valido 30gg.
Pericoli
sanitari: Ustioni da sole.
Fuso
orario: Grenwich più cinque ore.
Elettricità:
220-40V, 50 Hz
Unità
di misura: Sistema metrico decimale.
Turismo:
300.000 visitori per anno. Scoraggiati i viaggiatori indipendenti.
Ospedali:
2 a Malé uno pubblico, uno privato. Affidabili.
Avvertenze
legali/religiose: sono proibite manifestazioni religiose pubbliche
allinfuori dellIslam. Proibito introdurre immagini
religiose (non mussulmane) specie se di grandi dimensioni.
Luso e il possesso di droghe anche in modiche quantità
è punito con lunghi periodi di carcere.
Da
Dicembre a Marzo: (Iruvai) monsone da nordest. Non il migliore
per il surf, clima secco.
Da
Aprile a Novembre: (Hulhangu) Monsone da sudovest. Miglior
stagione per il surf. Tempo variabile e moderatamente umido.
Temperature:
Aria 28/32°C tutto lanno. Acqua 27° C tutto
lanno.
Onde:
Destre e sinistre di alta qualità da uno a tre metri
(da 2 a 10 ft). Pasta (esclusivo di Tari Village), Sultans
e Prisons sono molto consistenti. Tutti gli spot sono su fondale
di corallo. Nessun beachbreak. Difficoltà medio/alta.
Attrezzatura
surf: Una tavoletta square tail da onde medie. Una tavola
sui 6.8 round pin per i giorni seri. Calzari da reef molto
consigliati. Lycra per ripararsi dal sole. Longboard solo
per esperti.
Non
dimenticare: Cera, kit di riparazione tavola, cerotti, bende,
disinfettanti. Energy food. Un libro.
Per
Prenotare Tari Village: Tari può essere prenotato solamente
tramite Atoll Travel P/L P.O. Box 205 FOSTER VIC 3960
Ph:
(03) 56821088 Fax: (03) 56821202 info@atolltravel.com
website:
www.atolltravel.com
Surf
Shop in Malé: Atol Surf, Ithaa Goalhi, Maafannu, Male
20-02. Tel: 33 4555
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